Lo so, a prima vista sembrerebbe una situazione di ovvia soluzione: due partner al governo litigano, il socio titolare della palese maggioranza del consenso popolare ritiene chiuso l’esperimento (perché ciò è stato, l’obbrobrio coi grUllini a 5stAlle) ed invoca a gran voce le elezioni. Al lettore, e finanche al tifoso, superficiale, parrebbe scontato che il Capo dello Stato sciogliesse le Camere e convocasse i comizi elettorali.

Ma, come si è già avuto modo di capire, l’esito non sarà così rapido, e si potrebbe addirittura andare incontro ad uno scenario opposto: con la benedizione del Colle, potrebbe sorgere un governo partecipato dagli sconfitti di oggi (gli zotici guidati dal venditore di noccioline) e da quelli di ieri ed oggi (Renzi ed il PD, che sembra sempre appartenergli per totale assenza di materia grigia in ciascuno dei suoi competitor interni). Ma come, direbbe lo spettatore disattento, proprio quelli che si sono detti e rinfacciati le peggio cose dal 2013 ad oggi? E per fare cosa poi, per realizzare quale programma, posto che continuano – almeno a parole – ad essere in disaccordo su tutto?

E qui, perdonerete la cruda schiettezza, devo subito informare il cittadino ignaro che del contenuto dell’azione del prossimo, eventuale governo idiotista — sintesi tra i componenti “idioti” e “comunisti”, benché le due caratteristiche assai spesso coincidano — non frega un cazzo a nessuno. Ma proprio a nessuno: non ai servi sciocchi della Casaleggio Associati, la cui necessità è sopravvivere; non agli epigoni della fu sinistra italiana, che si frazionerebbero ulteriormente in caso di voto. Ma neppure alle cosiddette “Alte Cariche” che poi – se ci pensate – sono sempre assai meno impersonali di quanto sarebbe lecito attendersi che fossero.

No, la possibile – arrivo già a dire probabile – intesa scandalosa, godrebbe della benedizione di chi può – Costituzione alla mano (e qui garantisco due sonori ceffoni al prossimo fesso che me la difenderà) – infischiarsene dell’evidente preferenza popolare, non già per realizzare questo o quel punto programmatico, ma per un unico, diverso motivo, che non si avrà mai il coraggio di dichiarare.

Se si andasse a votare ora, Salvini riuscirebbe – probabilmente – ad assicurarsi da solo la maggioranza dei seggi parlamentari; risultato, poi, che conseguirebbe senza dubbio ove accogliesse in coalizione la Meloni (e a quel punto quel che resta di Forza Italia sarebbe addirittura superfluo).

E quindi, dirà il nostro amico disattento, vogliono forse impedirgli di fare la flat tax, di mettere il blocco agli sbarchi, di litigare con l’UE? No, mi ripeto, di queste bazzecole – a chi si può frapporre – non interessa nulla.

Il tema é che il nuovo Parlamento, saldamente in mano alla Lega e – magari – al centrodestra, si insedierebbe con la maggioranza parlamentare sufficiente per eleggere in autonomia un proprio esponente al Quirinale nel 2022, quando il mandato del figlio di Bernardo Mattarella andrà in scadenza. Sarebbe una prima assoluta, giacché ogni volta che il centrodestra ha avuto la maggioranza, il parlamento insediato non coincideva – nei suoi tempi di vita – con il rinnovo del Presidente della Repubblica.

Ecco spiegato l’arcano: chi può, farà l’impossibile (probabilmente riuscendoci) per impedire il primo cambio di colore al Colle. Pur di fare questo, digeriranno sino al 2023 (naturale scadenza di questa legislatura) l’imbarazzante presenza dei vari Di Maio, Toninelli, Casalino, Taverna e via via con la galleria degli orrori; e proveranno a rivitalizzare l’asfittico e litigioso PD cui, in cambio dell’altrimenti inspiegabile abbraccio con i propri carnefici, sarà attribuito il compito di estrarre dal cilindro il nome del prossimo Capo di Stato.

Così, finiremo per trovarci Prodi dove non gli riuscì di arrivare nel 2015; e nel caso in cui i prossimi 36 mesi ne inficiassero la lucidità (il ragazzo ha appena chiuso le prime 80 primavere), il buon Veltroni sarebbe ben contento di abbandonare la sua carriera da cineasta, sovvenzionato da risorse pubbliche ma ignorato dal pubblico pagante. E, da ultimo, certi “palazzi” variamente dislocati sul territorio, avrebbero tempo ed agio per sottoporre Salvini alla stessa cura che ha prima scalfito e poi annientato immagine, ruolo e credibilità dell’assai più solido Cavaliere dei tempi migliori.

Buon Ferragosto a tutti