“So che il tema è delicato ma chi dice che la vita è un dono di Dio dice una sciocchezza” ha affermato Corrado Augias in televisione nel programma di Rai tre curato da Bianca Berlinguer. Ha poi aggiunto il ricco compagno intellettuale :” Se io le regalo questa penna, lei puo’ buttarla via, è suo diritto.” Quando leggo queste perentorie affermazioni mi prende subito un sussulto di grande, irrefrenabile gioia. Perché mi rendo ancora più conto che appartengo ad un mondo fortunatamente diverso ed opposto a quello dei sinistri radical chic; un mondo forse più ingenuo, ma moralmente più ricco, profondo, radicato nei sentimenti e dotato di una coscienza semplice ma immutabile nei suoi giudizi. Sarà, ma paragonare la vita, con tutti i suoi incredibili percorsi di sentimenti, sensazioni, emozioni, ad una Bic, o nel caso del dottor Augias, ad una Parker, mi sembra cosi arido e riduttivo, come solo ad un materialista ateo e progressista puo’ capitare di pensare.

“Se fossi tetraplegico e cieco, pregherei una persona misericordiosa di porre fine ad un essere ormai capace solo di vegetare, ingurgitare cibo ed espellerlo. Non siamo al mondo per vegetare.” Questo il nazi-pensiero, eugenetico, di Herr Augias.

Da notare che non usa il termine “persona” ma “essere”, quasi che un uomo quando si trova in condizioni cosi’ estreme di limitazioni del proprio corpo, perda anche l’anima.

Quando mia moglie aspettava il nostro primo figlio, durante la gravidanza io ero preda di pensieri immondi alla sola idea che mi potesse nascere un figlio Down. Fortunatamente questo non è avvenuto, pero’ poi con il mio lavoro di medico mi è capitato di avere  che fare con genitori di figli affetti dalla trisomia 21. Per loro la nascita di un bambino handicappato ha costituito inizialmente una tragedia ed è sicuramente rimasta una cicatrice di dolore nel loro animo, ma quando hanno iniziato a dare amore e soprattutto a ricevere amore da questo figlio sfortunato, si sono trovati lo stesso a ringraziare Dio o chi per esso di quella vita ricevuta in dono.

Un bambino tetraplegico e addirittura cieco come nel caso estremo ipotizzato da Augias, troverà nella vita una ragione per essere vissuta, ben diversa dalle sole funzioni naturali prospettate dall’eugenetico intellettuale, tanto più forte quanto più sarà circondato dall’amore del prossimo.

Come diceva Dante :” L’amor che move il sole e l’altre stelle” è alla base della vita; è chiaro che per chi è fortemente penalizzato da condizioni di salute difficili , ne occorreranno dosi maggiori rispetto a chi si trova tutto in dono dal destino : bellezza, salute, intelligenza, anche ricchezza.

E’ sconfortante constatare che nel mondo della sinistra la parola amore non venga mai citata : predominano i diritti, il sesso, la parità, l’eutanasia, l’aborto, la globalizzazione.

Quando ad una persona si prospetta la fine della propria vita, come nei malati terminali, si restringono giorno dopo giorno gli orizzonti delle proprie speranze, fino a considerare di vitale importanza il momento della defecazione o la bevuta di un succo di frutta. Ma a qualcosa ci si aggrappa sempre, e il sorriso di una persona cara è già una ragione per rimandare di un giorno o anche solo di un’ora l’addio da questo mondo. L’eutanasia puo’ anche essere un sollievo in situazioni di sofferenza estreme, ma va accettata solo quando è frutto di un tacito accordo di complicità tra chi la richiede e chi accetta, per solo amore, di eseguirla.

Banalizzare l’eutanasia con una legge, una norma, dei codicilli, qualche timbro, dimostra come questo mondo si stia avviando verso realtà dove tutto è arido, preordinato, scontato, anaffettivo.

Un mondo fatto non di persone ma di esseri umani : si tenga le sue penne, Herr Augias.