Le novità vengono spesso interpretate come un segno del destino. Quando è cosi, è inutile attendersi delle dichiarazioni sensate e, tanto per cambiare, a senso unico, dai “chiaroveggenti” della Destra e della Sinistra, all’ultimo giro di boa. Nel 1970 il Don Chisciotte televisivo, censurato dalla Rai, non andò in onda perché ritenuto non gradito dai telespettatori. Una delle più grosse panzane che la televisione di stato abbia mai inventato. Il cast era composto da Carmelo Bene, Eduardo de Filippo e la scenografia invece, a cura di Salvador Dalí. Un misto di retorica ai vertici, decise, stupidamente, di cancellare una programmazioni dal piccolo schermo, perché ritenuta troppo agli antipodi dell’immaginario bacchettone e teleguidato di quegli anni. Un indirizzo che è stato poi la forza della rastrelliera della DC e del PCI, soppesando attentamente i pro e i contro. In pratica, l’immaginazione e i sogni, diversi ed estranei all’oscurità della spartizione partitica della televisione italiana, erano troppo. C’era da tirare la carretta e, se possibile, con ogni mezzo, cementificare nell’immaginario comune, una valenza: spettacolarizzare un’epoca, dentro e fuori, come fosse un’elaborazione al contrario, della forma di teatro giapponese per eccellenza.

Nel “nō”, che risale al XIV secolo e nei suoi testi, adattati in maniera tale da essere interpretati da chi li ascolta -uno sprono e alla mente-, rivive la medesima assunzione, errata, dell’aspetto spettacolare dei giorni nostri. Alexis Tsipras ha vinto le elezioni in Grecia. Ma tutto questo cosa c’entra con l’opera di Miguel de Cervantes Saavedra e la meraviglia giapponese ? Per prima cosa, l’interscambiabilità e le opinioni sulla vittoria di Alexis Tsipras in Grecia, denotano un ribaltone immaginario: l’essere calcolatori e per cui, quel Si politicante, comparabile e alla stessa stregua delle alte leve di mamma Rai che, in modo per nulla figurato, prima di ogni cosa, dissero di No per un interesse. Poi, la cosa peggiore, oggi, che risalta di più, è l’approssimazione nel sobbarcarsi da stupidi, una scimmiottatura, inutile e ideologia, che concerne le bandiere arcobaleno, il pugno chiuso e, non dimentichiamocelo, alcune branchie dei sodali di Porto Alegre. Come dire che maman Marine – chiedetelo a papà — non sbaglia quasi mai e che Matteo Salvini, ogni tanto, non dica delle sonore stupidaggini.

 

E intanto, una dichiarazione presa dal sito dell’Ansa, blocca sul nascere la festa de’ noantri, guastata dall’imbelle Alexis, pronto a smentire la credulità dei tedofori della fiammella italiani: « Non andremo ad una rottura distruttiva per entrambi sul debito: il governo di Atene è pronto a negoziare con partner e finanziatori per una soluzione giusta e duratura per il taglio del debito” greco. Siamo pronti per affrontare le trattative (con l’Ue) in base al nostro progetto. Smentiremo le Cassandre, non provocheremo alcuna catastrofe ma nemmeno porteremo avanti la politica della sottomissione. Siamo pronti al dialogo con tutti». Ed è proprio qui che l’accostamento fastidioso con una scuola teatrale che nulla concede alla mistificazione di una sceneggiatura, se non il libero arbitrio, viene a galla: mettere in risalto la concettualità di questo tipo di Europa e l’illusione ovattata, irreale, calcolatrice e di bassa leva nell’anticipare i tempi a scoppio ritardato. Miope. Quel pianto laconico della politica rabberciata che richiede una delega alle idee. Ovvero, seguire per forza di cose un iter che si presume abbia in comune un successo.

Ma allora siamo all’ultimo colpo di coda della Destra italiana che sbanda senza una rotta ben precisa ? Può darsi. Questo tipo di ragionamento non fa una grinza, solo per la legge dei grandi numeri. E presto, visto che parliamo di forze partitiche, lo vedremo nelle prossime coalizioni. Qualora, sia troppo difficile per i suoi rappresentanti, cedere ad una tipologia ‘razionale ’di federalismo integrale che non è proprio nelle sue corde. D’altronde si sa, non è da tutti cavalcare un’onda che muta la sua traiettoria da stato a stato, pensando che non sia la stessa. Ma questo è un altro discorso. La Normandia e la Bretagna non sono la Padania e poi, sono troppe le differenze con i movimenti delle leghe etnoregionaliste d’oltralpe, che potrebbero condizionare in positivo un’intendere la comunicatività politica; allogena per i discendenti di AN e da molti inclusa per errore, nella cerchia di alcuni populismi tanto in voga. Che però, non hanno come caratteristica principale, quella di elaborare delle soluzioni che vanno al di là delle parole. E’ meglio distinguere i popoli dalle aspettative degli individui: riadattate, persino, in direzione della gauche caviar.