I poli ben distinti che incidono nel mercato globale, concentrano i loro sforzi all’interno di uno schema industriale che vede i due leitmotiv uomo-macchina e tecnologia-produzione, integrati in un’unica strategia di ricapitalizzazione del settore. Cambiano le tendenze e persino i loro ideatori ma, un prodotto insostituibile per le mega-opere ingegneristiche, nell’edilizia, per l’adeguamento ad un livello competitivo dei trasporti, delle energie, della meccanica, del comparto agroalimentare, delle comunicazioni e del settore militate ed edile, è al centro dei processi innovativi. Persino piu’ importante, per chi ne ha fatto un credo, delle ultime rivoluzioni tecnologiche.

L’acciaio è uno dei pochi materiali perfettamente riciclabili, resistente, di lunga durata e, contrariamente a quanto si pensi, pulito e duttile. Lo sanno bene gli Stati Uniti e l’Europa, che deve ringraziare le vecchie fornaci tedesche e italiane, leader del settore. Le quali però, patiscono l’immissione forzata delle deregolamentazioni che ci inducono a farci credere che siano solo di carattere comunitario. Per una volta l’UE, pur non essendo immune da colpe, c’entra poco. I quintali della lega composta principalmente da ferro e carbonio, proveniente da Cina e India nel Belpaese (l’insieme che ruota attorno a Expo 2015 è una piccola porzione), entrano liberamente. E pensare che nel 2012, l’Italia era il secondo Stato europeo, produttore di acciaio, subito dopo la Germania, riuscendo a produrre annalmente piu’ di 27,3 milioni di tonnellate di metallo. Ogni tanto, guardiamo dentro casa. Nostra.

Un primato importantissimo che cozza amaramente con la situazione attuale. E allora è tempo di guardare il quadro d’insieme, visto sotto un’altra angolatura: il valore delle industrie italiane e di tutta la filiera, deve fare i conti con l’inesistente incentivazione economica, tutta italiana. Eppure da Bruxelles, qualche aiutino è arrivato. Certo, poco e a spizzichi e bocconi. Ma che cosa c’entra con la cattiva redistribuzione dei fondi e l’incremento della concorrenza asiatica a prezzi carmierati, e, con il prevedile saccheggio dell’industria nazionale ? Siamo d’accordo: è opera della globalizzazione. Sono d’accordo tutti, politicamente, nel seguire un’invettiva qualunquista, comoda comoda: e’ tutta colpa di Bruxelles. E chi ci governa, divertendosi con facili proclami, per incapacita’ manifesta? Nulla. Non c’e’ un cenno e nessuno si ricorda di quando è stato “eletto” e nessuno lo ha votato.

Intanto, le proiezioni dicono che l’Asia e la Cina incrementeranno la commercializzazione dell’acciaio e l’esportazione. L’Europa invece, manterrà a grandi linee gli standard attuali e che, l’Africa e Medio Oriente, raddoppieranno nei prossimi anni la produzione, attrezzandosi con una loro industria siderurgica. Tra l’incudine e il martello, è conveniente scaricare le proprie colpe, sulla “cenerentola” dei grandi studios. L’Europa che ci affligge. Poi, visto che non ci teniamo in particolar modo ad ascoltare le problematiche delle 150 aziende che realizzano il 95% della produzione italiana di acciaio, perche’ sono legate a Federacciai, la commedia assume, quindi, un’atmosfera ironica.

I nostri antichi rivali e le nuove potenze emergenti, investono nella promozione delle politiche industriali a sostegno del comparto siderurgico e dell’acciaio; incrementando le initiative economiche e le collaborazioni, organizzando dei tavoli di lavoro in campo politico e tecnico-scientifico. E noi ? Crediamo sia piu’ importante ricordarci quando eravamo bravi e quanto potremmo esserlo in futuro. In che modo e con che risultati, oggi e domani, non è dato saperlo. Pendiamo dalle labbra di Mr. “farò”. Sai che consolazione…