In una recente intervista su Electoradio è stato spiegato che il prossimo anno verranno ridiscussi gli accordi commerciali tra Europa ed Africa e, in quell’occasione, sarebbe opportuno che l’Italia mettesse sul tavolo la disponibilità a proseguire con le agevolazioni commerciali e gli aiuti elargiti ai vari Paesi poveri ma solo in cambio della disponibilità a riaccogliere i rispettivi cittadini arrivati clandestinamente in Italia.

Un accordo in tal senso funziona, anche se non in modo soddisfacente, con la Tunisia. Il Paese nordafricano ha beneficiato di una serie di aiuti e di agevolazioni all’export diretto in Italia ed in Europa (basti pensare all’olio) in cambio della disponibilità a riprendersi settimanalmente un gruppo di clandestini tunisini espulsi dal nostro Paese. Un numero troppo esiguo, ma la maggior parte degli altri Paesi africani si limita ad incassare gli aiuti italiani senza degnarsi di far nulla in cambio.

Tra l’altro la gestione degli aiuti umanitari è quanto di più assurdo si possa immaginare. I Paesi che incassano di più sono quelli con minori problemi di carattere umanitario ma più problematici sotto l’aspetto geopolitico. L’Afghanistan, ad esempio, è in cima alla lista dei Paesi beneficiati, il Sud Sudan è in fondo. Ma ancor più interessante è che gli aiuti umanitari vengono dirottati per mantenere i clandestini. Il che significa che le varie Ong e cooperative sottraggono denaro che, altrimenti, verrebbe destinato ad aiutare le popolazioni affamate.

Ma ci sono altri aspetti che vengono bellamente ignorati dai media di servizio italiani. Ad esempio che 35 milioni di euro destinati ai soccorsi in mare della guardia costiera libica sono pagati dai Paesi di Visegrad, quelli accusati dagli stessi media di non voler aiutare l’Italia nella lotta contro l’immigrazione clandestina. Ed è stato ignorato anche l’accordo raggiunto dal governo di Madrid, quello dei “porti aperti”, con il Marocco per consentire alla guardia costiera spagnolo di riportare immediatamente nel Paese africano parte dei clandestini intercettati in mare. Perché le dichiarazioni umanitarie vanno bene, purché restino soltanto dichiarazioni.