Peter Greenaway è, prima che un regista di vaglia (con tutte le sue difficoltà e i suoi preziosismi), un grande artista e uomo di cultura.

Il progetto I Wonder Pictures, un confuso cartello di produzioni cinematografiche, per lo più di scarsa qualità, con finanziamenti dall’Unione Europea e dalle assicurazioni Unipol, nella sua serie biografica (fra gli altri, Alexander McQueen, Renzo Piano, Yo-Yo Ma) ha questo suo ritratto per titolo più interessante.

Un film fatto tutto in famiglia: la moglie, Saskia Boddeke, filma (lungo un arco di tempo di oltre un anno) Greenaway e la loro figlia Pip mentre improvvisano L’alfabeto di Peter Greenaway, gironzolando per Amsterdam (con tanto di macabre veglie sulla tomba della moglie di Rembrandt) e riproponendo brani dai film di Greenaway – che mentre filosofeggia dipinge, scrive, compra vestiti sempre uguali (camicia nera scura sotto giacca blu molto scura gessata di bianco), si denuda sulla spiaggia, trafigge coleotteri per collezionarli.

Un trionfo di autoreferenzialità che riesce comunque simpatico: Peter e Pip sono bravi a tenere banco, burlandosi (anche crudelmente: quando la figlia insinua nel padre il sospetto che sia autistico, o quando lui insiste a parlare d’amore mentre lei piange per la rottura col fidanzatino) l’un l’altro, e andando in profondità senza comunque fare dei discorsoni. Greenaway ribadisce uno dei suoi concetti preferiti: il disdegno per il cinema narrativo; parla poi della sua paura di non essere più un uomo valido (intervistato a 75, si dichiara intenzionato a suicidarsi compiuti gli 80) e della sua speranza che le opere che lascerà dietro di sé saranno ricordate; dice cose semplici e preziose (tutto ciò che usiamo, è a nostra disposizione perché qualcuno si è impegnato a realizzarlo; ritiene perciò doveroso darsi da fare, operare, realizzare). C’è anche un momento di tenerezza: quando Saskia parla con Peter del suo allontanamento dalla figlia maggiore, e Pip è terrorizzata dall’idea che possa succedere anche a lei. Intanto, giochi di post-produzione fanno dialogare l’intervista con i film del grande cineasta e artista, con particolare insistenza su Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante; Nightwatching; Eisenstein in Messico; Le valigie di Tulse Luper (poco spazio al film più noto, I misteri del giardino di Compton House). Un poco di spazio alle musiche del fidatissimo Michael Nyman.

Una gradita visita a una grande figura.