Si fanno chiamare Ong, Organizzazioni Non Governative, ma sono le nuove e crudeli divinità di un umanitarismo cinico e spregiudicato.

Divinità pronte a scegliere, nel nome del proprio esclusivo interesse, quale morte imporre a chi non può né decidere, né difendersi. Il medico nazista Josef Mengele torturava le sue vittime nel nome d’una medicina al servizio di una razza superiore. Le nuove divinità dell’emergenza umanitaria non razzolano molto lontano. Nel nome di un impegno promosso a mantra del politicamente corretto accettano lo stupro di donne innocenti e la morte di migliaia di disgraziati. È successo in Siria e in Libia, due Paesi a lungo utilizzati dai professionisti dell’umanitarismo per far leva sui nostri sensi di colpa e incoraggiare un’accoglienza senza regole o limiti.

Ma non è stata la loro colpa più grave. Ben più ignobile è stata la decisione di considerare le violenze sessuali imposte a decine, centinaia o forse migliaia (chi lo sa?) di inermi donne siriane un male minore rispetto all’esigenza di Nazioni Unite e Ong di proseguire la distribuzione di cibo nelle zone controllate dai ribelli jihadisti. In Libia è andata anche peggio. Lì per oltre due anni una mezza dozzina di Ong ha ritenuto ammissibile la morte di una quota di migranti (1304 nel 2014, 3771 nel 2015, 5022 nel 2016) pur di garantire quegli accordi con i trafficanti di uomini che permettevano alle loro navi d’esibirsi nel salvataggio di decine di migliaia di disgraziati.

A innescare questa spregiudicata sovversione dei concetti di generosità e compassione hanno contribuito i giganteschi interessi che fanno da cornice alle operazioni umanitarie. A gestire quella torta miliardaria ci pensano l’Onu e quelle agenzie – come Unicef, Fao o Alto Commissariato per i Rifugiati – delegate a suddividere fra le varie Ong sia le missioni umanitarie, sia i denari per portarle a termine. Se quelle missioni s’interrompono le agenzie dell’Onu non possono garantire la propria presenza sul terreno e le Ong non possono continuare a incassare.

Accanto a questa immensa torta c’è poi quella delle donazioni private. Per attirarle i professionisti dell’umanitarismo devono esibire risultati. E allora ecco gli spot televisivi in cui l’ostentazione di bambini affamati è seguita dalla richiesta di oboli mensili indispensabili per garantirne la sopravvivenza. Ma quegli oboli garantiscono soprattutto la sopravvivenza di centinaia migliaia di «volontari» a stipendio fisso. Proprio per questo lo spettacolo deve andare avanti. Anche quando un pugno di riso equivale allo stupro di una donna. Anche quando le navi delle Ong cariche di migranti navigano indifferenti su silenziosi cimiteri sottomarini.