Qual è il rapporto tra Destra politica e ambiente? Se lo è chiesto il filosofo Vittorio Mathieu, impressionato dal silenzio di quella parte politica in occasione della Giornata Mondiale dedicata all’Ambiente. “Nel dibattito culturale e soprattutto politico di queste tematiche, la Destra è silente –   scrive Mathieu – silenzio incredibile se pensiamo che l’idea ambientalista è naturalmente collegata a tale area politica. Facciamo solo qualche nome per intenderci: Oswald Spengler e F.Georg Junger (fratello di Ernst). Difendere la Terra, il suo ambiente e le sue risorse da quella economia dell’accumulazione globale, mercatista e mondialista, era ed è una prerogativa della battaglia politica della Destra, in virtù della sua visione del mondo”.

Il punto sta proprio qui, nella “Visione del mondo”, in quella fondamentale essenza di cui si nutre la politica nella sua dimensione filosofica, ideale; in quell’insieme di “idee forza” e complesso di valori su cui poggia l’architrave della cultura. Da qualche tempo, si è creata una certa discrasia tra la Destra, nelle sue attuali forme di rappresentanza politica, e quella che continua a pulsare diffusamente nella coscienza e nella sensibilità di uomini e donne che, a quella visione e a quella cultura, rimangono ancorati. Da un lato, abbiamo una Destra parlamentare che pensa di esaurire ogni domanda che il tempo  (im)pone, con le sue variabili e i suoi imprevisti, nella misura di una risposta semplice rispetto alla complessità in cui ci è dato vivere; dall’altro, un Pensiero che non può inaridirsi e perdersi nella banalizzazione e neppure essere ingabbiato in un pragmatismo esasperato, finalizzato unicamente al consenso elettorale. Quel consenso, in una società dalle opinioni mutevoli e influenzata dai social, poggia su un terreno sabbioso, instabile, scivoloso. Oggi c’è, domani chissà.

Non si tratta di fare gli uccelli di mal augurio. Né di lasciarsi trasportare in una discussione sui massimi sistemi. Si tratta, unicamente, di rin-tracciare le coordinate della cultura di fondo in cui incanalare un progetto di cambiamento solido e coerente. L’Ambiente è uno degli argomenti chiave. Se si va a scavare nella storia della nostra cultura nazionale e popolare, di quelle tracce ne troveremmo molte e di straordinaria attualità.

Dal “ruralismo” che, negli anni Trenta, alimentò il ritorno alla terra, come ricerca di un equilibrio con i valori tradizionali della società contadina, descritto con vigore ideologico da un gruppo di intellettuali toscani (Soffici, Maccari, Malaparte), ai lavori di un tecnico illuminato, quale Arrigo Serpieri, che si proponeva di coniugare lo sviluppo della produttività nelle campagne con il mantenimento del tessuto sociale tradizionale. Per arrivare alle straordinarie bonifiche pontine e alle opere di un agronomo come Mario Ferraguti.  D’Annunzio lo chiamava “Mario de’ Frutti”, a sottolinearne la innata versatilità nella cura e nello sviluppo dell’agricoltura. Una storia tutta da leggere, per riscoprire le radici di un pensiero che andò oltre la stessa propaganda del Fascismo.

A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, mentre l’Italia era immersa nel processo di industrializzazione e il progresso, nelle sue forme tecno-aggressive, consumava territorio e sfigurava bellezze, la Destra non rimase silente. Ancor prima che comparissero i Verdi in Germania e, a seguire, i loro emulatori nostrani, a Destra nacquero riviste come Dimensione Ambiente e movimenti giovanili come i GRE (Gruppi di ricerca ecologica). Sul quindicinale “Linea”, espressione di quell’area, veniva intervistato Konrad Lorenz, il premio Nobel che seppe affrontare i problemi del mondo nella prospettiva della biologia e dell’etologia. Questi temi, la destra li ha abbandonati. Una disattenzione fatale. In mancanza, l’argomento è stato usato e abusato. A volte, per incapsularlo in una sorta di onirismo contemplativo fine a se stesso; altre volte, per sfruttarlo ai soli fini di alimentare carriere politiche e scalate sociali a colpi di propaganda e rigidità ideologiche.

Oggi la Destra, se vuole riprendere ciò che ha colpevolmente lasciato fuori l’uscio di casa, deve tornare a riflettere sui valori della terra e dell’ambiente, sull’inquinamento, sulla desertificazione, sui cambiamenti climatici, sulla scomparsa di intere specie animali e la distruzione di enormi polmoni di verde causata dalla responsabilità dell’uomo. Deve far propria la critica radicale al dogma liberista, basato sulla crescita infinita del produttivismo. Come se il destino dell’umanità fosse inevitabilmente segnato da un consumismo sempre più vorace. Deve pensare al territorio come una identità da preservare, senza essere refrattaria alle novità. Deve proporre soluzioni ragionevoli. Capire che il valore della sostenibilità del nostro futuro è, prima di tutto, uno stile di vita consapevole.