Mi perdonino i cultori dei luoghi comuni, gli strenui custodi delle caratteristiche di genere (politico) e i romantici difensori dei propri sogni (o incubi) di gioventù.
Eppure l’animalismo sembra essere patrimonio prima di tutto – perlomeno per ragioni temporali – dei malvagissimi esponenti di quel ‘male assoluto’, come universalmente riconosciuto nella vulgata popolare dell’imperitura damnatio moralis.


Non bastava la figura di quel politico di origine austriaca che praticava convintamente frugalità e vegetarianesimo vivendo in simbiosi con il suo cane Blondie – al quale si dice preparasse personalmente i pasti – dovevano ancora giungere altre sorprese.
Oggi che si parla tanto di ‘animali d’affezione’ e della deriva animalista del duo Berlusconi/Pascale col loro Dudù o del costituendo partito della Brambilla, ala animalista di Forza Italia, bisognerebbe considerare a chi si deve la creazione dei cimiteri per dare degna sepoltura alle creature che ci hanno accompagnati donandoci amore durante la loro vita.


Sorprenderà scoprire che il più antico cimitero per animali d’Italia è quello della ‘Casa Rosa’ alle porte di Roma che ha visto la luce nel 1922 per una richiesta proprio dell’allora Capo del Governo Benito Mussolini desideroso di trovare una degna sepoltura per una gallina che era stata compagna di giochi dei suoi figli.
La cosa non era passata inosservata creando anche numerose emulazioni nella società romana e spingendo molti – dai Torlonia ai Savoia, seguire quell’esempio.
Come aveva a suo tempo riportato persino Repubblica riposano quindi simbolicamente a pochi metri di distanza la gallina del Duce e il cane di Pertini, ma anche i gatti di Anna Magnani, l’amato cane di Peppino De Filippo, la barboncina di Brigitte Bardot…
In una simbolica pacificazione che riguarda però, per ora, solo gli amici animali che una volta di più appaiono migliori degli uomini.