Con una fragilità tipicamente nostrana, avvezza alla drammatizzazione e all’emergenzialesimo militante, suonano già le fanfare del mea culpa funzionale a un nuovo liberalismo del facile approdo.

Notizia odierna è l’espansione dell’area di consenso in seno al parlamento sulla ridiscussione in senso armistiziale della Bossi-Fini (una legge sicuramente imperfetta e migliorabile) che abolisce, di fatto, il reato di clandestinità.

 

Il fronte dell’amnistia e del compromesso trova nuovi accoliti nei radical freaks del movimento grillino, venuti finalmente allo scoperto nella loro anima da postcomunisti mascherati, per buona pace del loro elettorato trasversale, trova echi tra le colombette cielline che fanno suonare le loro tessere del club neodemocristiano, una delle anime interne al pdl emersa agli occhi dei comuni mortali solo oggi dopo la frattura con l’acciacato leader maximo del centro destra.

Apriti cielo per i teorici del multiculturalismo, favorevoli da sempre all’apertura indiscriminata delle frontiere, si crea così contro ogni mandato popolare, contro ogni investitura democratica e popolare, un fronte inedito della resa incondizionata del nostro paese a questa nuova invasione.

Il parere dei cittadini, ampiamente insofferente nei confronti della crescente tolleranza e assenza di stato di diritto è lettera morta.

 

Gli illuminati si nascondono spesso dietro all’ormai frequente luogo comune dell’”eravamo anche noi migranti” dimenticando volutamente alcune sfumature che rendono il paragone grottesco e fuori luogo.

Dimenticano, infatti, di rilevare come gli Italiani emigrarono in paesi culturalmente affini o forgiati da coloni europei, rispettando nella sostanza l’impianto culturale loro imposto, subordinandosi alle restrittive regolamentazioni locali in tema d’immigrazione. L’immigrazione odierna vede protagonisti invece popolazioni Nord e Sud Sahariane o Medio-Orientali niente affatto disposte a riconoscere il primato culturale del mondo nel quale approdano, molto spesso animate da un violento spirito di rivalsa e di riprovazione rispetto all’occidente amorale.

 

Lampedusa ed Ellis Island diventano così inconsapevoli pietre di paragone di due diverse immigrazioni, la prima connotata dall’arrivo indiscriminato ed incontrollato di orde di disperati, la seconda connotata da un rigido principio di domanda/ offerta e da uno screening sociosanitario preventivo. Illegalità e barbarie da una parte e legalità e controllo dall’altra.

 

Paesi identificati come la quintessenza dell’integrazione come la Svezia o la liberatoria Francia vivono quotidianamente sulla pelle dei loro cittadini i costi dell’ipocrisia dell’integrazione, un tributo di morti, uno scorrere quotidiano di un torrente dalle pigmentazioni rosso sangue che colpisce gli elementi più fragili delle comunità.

 

La tolleranza, in assenza di modelli da seguire in un occidente senza identità, genera odio, l’ordine solare ormai remoto per noi di una cultura capace di influenzare e guidare anche i più deboli o i meno arguti può redimere. Niente di più lontano da quello a cui assistiamo oggi. Lo Stato si sveste della sua funzione direttiva e fa ricadere in questo modo sui cittadini italiani e sugli stessi migranti i costi di questa mancata integrazione. Questa realtà assume piuttosto i connotati dell’amalgama violenta ed esplosiva, per forgiare una nuova nazione mescolata e confusa che vedrà nei conflitti clanici la sua forgia. Non è una bella prospettiva….