C’è aria di crisi di governo in Italia. Le due forze politiche che compongono la compagine governativa sembrano ai ferri corti. L’esecutivo era nato da quello che inizialmente sembrava un compromesso “geografico”, con la Lega che confidava nel nord produttivo e il Movimento 5 stelle che corteggiava il sud con proposte come il reddito di cittadinanza. Con il tempo però, è emerso che ci trovavamo di fronte anche a un compromesso “neostorico”, in quanto la Lega rappresentava sul piano economico ed etico le istanze “di destra”, mentre i 5 stelle ne rivendicavano gli ideali sociali e progressisti della “sinistra”.

I 5 stelle, di fatto, hanno inizialmente succhiato voti al Pd diventando il nuovo punto di riferimento per gli elettori di centrosinistra, ma la coabitazione fondata sul “contratto di governo”, si è rivelata una calamità per i grillini che nel corso dei mesi hanno perso una vagonata di voti con la Lega che invece cresceva in modo imprevedibile. La perdita di consensi ha fatto innervosire i pentastellati ed è questa la reale ragione delle crescenti tensioni tra i due partiti che sono culminate con minacce e ricatti incrociati tra i due contendenti in vista delle imminenti elezioni europee. Mi riferisco soprattutto al caso Siri con la Lega che difende il suo uomo in nome del garantismo e i grillini invece che – con in testa Di Maio – ne chiedono le dimissioni. Non entro nel merito del caso; se le accuse che gli sono rivolte fossero vere, si tratterebbe di un grave reato, ma ha ragione Salvini quando dice che è la giustizia che deve dimostrare la colpevolezza dell’imputato e non viceversa, e fino alla sentenza finale l’accusato deve essere ritenuto innocente. Ma soprattutto c’è da segnalare la doppia morale dei 5 stelle, giustizialisti con gli avversari e garantisti nei confronti dei loro uomini.

Ad ogni modo il caso Siri è solo la goccia che rischia di far traboccare il vaso con una maggioranza di governo che non va d’accordo su niente e dove non si risparmiano colpi bassi pur di strapparsi i voti a vicenda, oppure cercare il pretesto per aprire la crisi di governo. Il problema è che sia i leghisti che i pentastellati non vogliano essere i primi a far saltare il tavolo e cercano di innervosire l’alleato-avversario perché sia lui a rompere per attribuirli la responsabilità. Comunque, se alla fine crisi ci sarà, è presumibile che questo avvenga oramai dopo le europee. Un evento che personalmente saluterei positivamente, se ci fosse la certezza di andare dritti spediti alle elezioni anticipate dove un centrodestra ricompattato e a guida salviniana avrebbe la sicurezza della vittoria. Purtroppo, il rischio che Mattarella eviti agli italiani il ritorno alle urne e apra la strada a un governo 5 stelle – Pd è seriamente forte, magari presieduto da Mario Draghi. E questa sarebbe un’eventualità da incubo.