I fatti sono stati resi noti dalla stampa, in particolare dal Resto del Carlino. Nei giorno scorsi, presso l’Istituto Superiore “Da Vinci” di Civitanova Marche, si organizza un convegno in cui viene presentato un libro scritto dallo studioso Andrea Martini e dedicato al periodo storico immediatamente successivo alla caduta del Fascismo. La stampa che abbiamo consultato non spiega il “taglio” dell’opera, né questo, in realtà, ci interessa. Durante la manifestazione, il Prof. Matteo Simonetti, docente presso il “Da Vinci”, contesta il fatto che l’iniziativa si svolga in assenza di contraddittorio, cioè presentando un’interpretazione dei fatti che è quella dell’autore del libro senza che altri studiosi potessero esprimere valutazioni diverse, di conseguenza  inibendo agli studenti presenti di formarsene una propria con cognizione di causa.

In seguito a ciò, la sezione di Macerata dell’ANPI si rende autrice di un esposto (che supponiamo inviato all’Ufficio Scolastico Regionale) in seguito al quale il Prof. Simonetti viene sospeso dall’insegnamento per trenta giorni, con conseguente decurtazione dello stipendio. Questi i fatti come riportati, e come tali noi li assumiamo per farne oggetto di breve commento.

Prescindiamo da ogni considerazione sulla correttezza del procedimento disciplinare, con particolare riguardo al titolo posseduto dall’ANPI per essere all’origine di esso e alla possibilità del professore di difendersi nel modo che la norma stabilisce, e veniamo al vero punctum dolens

Che la scuola di Stato sia oggi una fucina del pensiero unico è una verità che trova negli istituti pochissime eccezioni. Ciò si rileva non certo dal fatto che lo studioso invitato nelle sempre più numerose attività extracurriculari esprima una sua personale valutazione: diremmo anzi che ciò è connaturato con l’esplicarsi di ogni attività culturale – scolastica o extra – la quale non può risolversi in una mera positivistica elencazione di fatti. Fatti che poi, per come sono percepiti e presentati, sono anch’essi tutt’altro che oggettivi e incontrovertibili. Il difetto di fondo è che la valutazione, la prospettiva, la tesi, come nell’emblematico caso di Macerata,  venendo propalata senza contraddittorio, diventa ipso facto non un’operazione culturale-educativa, ma un’azione di propaganda.

E questo è tanto più discutibile in un’istituzione che dovrebbe avere come stella cometa il più grande rispetto per le persone cui la propria funzione è dedicata. Persone le quali – non si dovrebbe dimenticare – sono soggetti in formazione, da trattarsi con delicatezza e rispetto, non adulti presenti a un comizio al quale hanno liberamente scelto di partecipare.