Gli interventi di Berlusconi solo nella fase remota della sua presenza politica sono stati parzialmente proficui ed utili all’area di centrodestra, che fungeva da riferimento e da appoggio in campo pubblico. Da allora sono trascorsi tanti anni ed in questi mesi, drammatici e cruciali, accanto all’altro lombardo, responsabile impunito di due voltafaccia, dai quali sono sbocciati ed esplosi il prode Conte e l’armata Brancaleone grillina, inconcludente, prepotente e principalmente incompetente, Berlusconi ha continuato a sostenere la propria linea, distinta dalle altre due componenti del centro – destra e non raramente comprensiva delle malefatte giallorosse.

Con la lettera pubblicata in questi giorni sul foglio del suo vecchio dipendente Urbano Cairo “Formazione d’eccellenza; imprenditori fatevi avanti”, mostra definitivamente la facies di “unto del Signore”, rivendicando la sua “vera professione” quella di “imprenditore”. Auspica e sostiene in questo scritto, sul quale tanti comuni e poveri elettori dovrebbero riflettere, che “siano proprio gli imprenditori veri – quelli capaci con le loro forze di creare, di innovare, di trasformare – a esercitare una funzione pubblica importante [meno male non decisiva] nell’interesse della collettività”. Cerca (inutilmente) una connessione fragile, effimera ed opinabile tra veste politica, acquisita con il consenso determinante di elettori non imprenditori, professionisti, piccoli industriali e commercianti, pensionati, e tra veste imprenditoriale, ostentata e implicitamente preferita.

Ai suoi colleghi per una volta opportunamente chiede di “non limitarsi a chiedere aiuti pubblici”, pensando certamente alla scandalosa posizione della FCA, pesantemente e giustamente denunziata da Carlo Calenda, L’europarlamentare ed ex presidente del Consiglio dal “cilindro” sfodera la proposta, taumaturgica e salvifica, di “un tavolo” sul quale stabilire un “aiuto alla formazione della futura classe dirigente di questo Paese”.

Si accorge, dopo una lunghissima presenza in campo politico ed i circa 9 anni (1994 – 1995, 2001 – 2006 e 2008 – 2011) trascorsi a Palazzo Chigi, appunto dell’ “assenza in tutti i campi” di uomini e donne capaci e preparati. Continuando nella denunzia, arriva, come ancora vitale, alla proposta di creare “colle nostre forze, ad una grande iniziativa privata per l’alta formazione, che integri e completi il sistema pubblico dell’istruzione. Che selezioni e faccia crescere i migliori, concedendo un’opportunità a prescindere dal reddito e dalle condizioni di partenza”.

La conclusione, culmine di questo progetto, rappresenta onestamente e francamente un inaccettabile soppiantamento ed accantonamento dello Stato, tanto demagogico quanto equivoco nei fini e nelle responsabilità operative. Per Berlusconi infatti “è il momento di farsi avanti, di uscire allo scoperto, di ragionare e agire insieme. Senza alcuna connotazione politica, in un servizio civile per l’Italia”. Due parole di sintesi: su questa strada il futuro è solo radioso.