I libri scendono in strada ad incontrare la gente nei posti in cui la gente si trova ogni giorno o, più realisticamente, portare i libri alla gente in un momento in cui la gente sembra non aver tempo per incontrarli.

Basti pensare al “Bibliometro”, le biblioteche sotterranee installate nelle maggiori stazioni metropolitane di Madrid, alle biblioteche in una cabina telefonica, nei vagoni dismessi di un treno a New York e alle piccole biblioteche alle fermate degli autobus a Bogotà.

Questo fenomeno si sta capillarizzando anche nella nostra penisola: non è raro incontrare, specie nel Nord Italia, le mini biblioteche da bar, le “casette di libri”, nate negli Usa e arrivate nelle maggiori città italiane o “la biblioteca mobile su strada” di cui furono pionieri i brasiliani ma che è arrivata da poco anche in provincia di Salerno, precisamente a Polla, come connubio vincente tra cultura e mobilità.

In verità non dovremmo essere così stupìti perchè sono anni che nelle spiagge italiane è possibile incontrare le biblioteche ambulanti, spesso costole estive delle biblioteche comunali. Tuttavia, a sentire i proprietari, i risultati sono stati ben poco soddisfacenti: alla fine della stagione estiva si sono ritrovati immancabilmente a contare i morti e i feriti nell’esercito dei libri compiangendo i figli mai tornati, prescrivendo terapie di colla e pressa per gli scollati e pazienti sterilizzazioni per quelli fatalmente imbrattati di sabbia, creme solari o con le melasse collose dei ghiaccioli.

Benchè la biblioteca ambulante sia un fenomeno antico, risalente alla metà del ‘800, quando il patrimonio librario su quattro ruote era un utile rimedio per supplire agli scarsi collegamenti veicolari, ci domandiamo davvero quale funzione possa avere nel nostro tempo, in cui il villaggio globale di McLuhan sembra più che superato.

E’ un fenomeno che può avvicinare alla lettura o è solo un anacronismo dalle tinte folkloristiche? E’ davvero utile per migliorare quei numeri forniti dall’Istat nel 2014 che ci condannano come popolazione in cui più del 60% non ha letto nemmeno un libro?

E’ qualcosa che può davvero contagiare, inoculare in qualcuno il germe della lettura e liberarlo dalla convinzione inconfessabile per cui leggere sia qualcosa di faticoso?

Non voglio rassegnarmi all’idea di essere entrato nell’epoca della consultazione, per cui mi domando davvero quale sia il lignaggio dei libri che possano essere letti con un sottofondo di auto che sfrecciano e di bambini che chiedono se è passata la mezz’ora post prandiale per fare il bagno.

Anche a queste domande non saprei dare una risposta. So solo che nella lettura dell’Ulisse di Joyce mi infastidiva non solo il rumore ma addirittura la possibilità che da un momento all’altro ci potesse essere un eventuale rumore.