Ottimo e condivisibile, come avviene ormai da parecchio tempo, è l’editoriale di Sabino Cassese, emblematico del devastante nullismo giallorosso, “Le riforme senza costi”. Anche in occasione dell’inaugurazione del nuovo ponte S. Giorgio, Conte ha sciorinato, pur in mancanza del minimo merito, da far risalire invece ai due esponenti del centro – destra, sindaco e presidente della Regione, le solite frase trite e ritrite, piene solo di fastidiosa enfasi.
Cassese ha buon gioco nel notare che l’elenco degli interventi “necessari ed urgenti” “non hanno costi ma ciononostante non si fanno”, soprattutto, aspetto che sfugge alla composita maggioranza nella sua interezza, “allevierebbero le tensioni prodotte dalle mancate riforme costituzionali, a cui ci si è dedicati per quaranta anni senza successo”.
Riconosce Cassese che il “problema della modernizzazione dello Stato” è affrontato dal “programma nazionale di riforme” presentato da Conte e compagni lo scorso 8 luglio. L’editorialista centra l’obiettivo, osservando che si tratta di “bei propositi, seguiti purtroppo da ben poco”. Cassese denunzia l’assoluta assenza di idee sull’impulso da dare “alla macchina dello Stato” nelle diverse componenti. Ad avviso del giudice costituzionale emerito “le riforme necessarie non contano, ma non rendono alla politica”. E’ poi, sempre ad avviso di Cassese e non solo suo, fuori posto, improduttivo e fumoso il Parlamento, che lamenta ogni giorno più acuto il “carente addestramento della classe politica”.
Giustamente e sensatamente il professore di Atripalda condanna l’ “opinione pubblica, strattonata dal balletto della politica” e poco informata dai “media” [alla meglio scadenti anche nei canali televisivi delle reti berlusconiane] su ciò che accade e su ciò che non accade nelle stanze del potere burocratico.
Un richiamo alla realtà e al carico naturale degli impegni civici, sconosciuti o ignorati, è giunto da un editoriale di Francesco Giavazzi, “Una svolta o il declino, Cambiamo così la nostra scuola” . Il giornalista, che in altri passi dell’articolo lascia più che perplessi per la retorica delle argomentazioni sui temi portanti della didattica, è del sacrosanto avviso che “Disporre di risorse da spendere come quelle che arriveranno con il Recovery Fund non basterà per renderci un Paese migliore: dovremo decidere come meglio spendere e farlo bene. Finora non ne siamo stati capaci: ci siamo solo indebitati di più senza evidenti vantaggi, Ma questa volta , io temo, non avremo una seconda possibilità. E se non ripartiamo con la scuola, cuore del futuro di ogni Paese, non riusciremo ad evitare un destino di declino” soprattutto se a reggere le sorti dell’istruzione saranno ancora la Azzolina, una poverina, e Domenico Arcuri, “oscar” siderale di antipatia e di arroganza.