No alla Tav, no agli inceneritori, no ai termovalorizzatori, no alla pace fiscale. Sì al condono ma solo per Ischia e, perchè no?, più fisco e manette per tutti. Poi, soldi, tanti soldi per il “reddito di cittadinanza” e altre fanfaluche (come i 2,2 milioni di euro per “diffondere la musica jazz” in Italia….). La deriva verso il nulla dei pentastellati continua, imbarazzando sempre più gli alleati leghisti.

Salvini sa bene che questa stramba finanziaria non convince i militanti e sconcerta i blocchi sociali di riferimento. Da qui la necessità di fissare dei paletti, dei punti fermi per bloccare il delirio pauperista e fissare una netta discontinuità con i soci di governo. Ecco allora l’impegno a favore alle grandi opere (alla faccia dello stralunato Toninelli), l’attacco sui rifiuti in Campania (il “feudo” di Fico e Di Maio) e la difesa ad oltranza della famiglia tradizionale, la guerriglia parlamentare sul decreto “anticorruzione”, sul fisco, sulla salute, su Genova. Una serie di scapellotti che hanno frastornato i leaders grillini alle prese con il dissenso interno, il pressig di Di Battista l’amerikano e l’implacabile calo dei consensi. La reazione, è stata rabbiosa e, al solito, confusa. Urla, insulti e ramoscelli (avvelenati) d’ulivo.

Attenzione. Una volta sturato il fiume dei veleni  diventa arduo, se non impossibile, imbrigliarlo e arginarlo. L’unica soluzione possibile sarebbe un rimpasto di governo, costringendo Gigino a licenziare i ministri più imbarazzanti (sempre Toninelli e, magari, Lezzi) e ad accettare la primazia salviniana. Una forca caudina che difficilmente i grillini possono accettare, salvo ricevere qualche contropartita importante. Insomma, meglio per tutti andare subito alle elezioni, magari a maggio accorpando le Politiche con le Europee. Più un redde rationem che un election day.