Circola in questi giorni sul web un’interessante intervista di Di Battista a Otto Bitjoka , imprenditore africano di successo, socialmente molto attivo, padre camerunense e madre tedesca. 

Bitjoka si definisce un afroitaliano, da decenni vive a Milano, al Giambellino, sposato ad una meneghina doc, lei dirigente alla Fondazione del luogo simbolo di Milano, il Duomo. I suoi suoceri vennero espulsi dalla Libia di Gheddafi, appena nacque la dittatura libica. Una conoscenza dell’Africa a tutto tondo, la sua.

L’intervista verte in gran parte sul franco CFA, la moneta coniata in Francia per tutti i paesi francofoni dell’Africa Occidentale ma cio’ che più mi ha colpito sono i commenti di Bitjoka, fuori dal coro del buonismo in voga nella sinistra assistenzialista e tra i pretonzoli senza più vocazione.

 L’imprenditore si stupisce del fatto che oggi tutta la sinistra italiana sia schierata con quella che lui definisce l’aristocrazia mondialista invece di battersi per rendere i popoli africani liberi. Si rammarica del fatto che nel PD le ragioni ideologiche prevalgano sul ragionamento.

Quando i sovranisti italiani hanno fatto scoppiare il caso del franco CFA, Bitjoka spiega che tutti i giornali africani ne hanno parlato, creando un caso internazionale.

Quando un paese africano vende i suoi prodotti all’estero, solo il 50% rimane nelle casse interne, il resto finisce di deposito nella banca centrale di Parigi: cio’ determina mancanza di liquidità e quindi penuria di investimenti, che quando si attuano debbono ottenere il beneplacito del governo francese.

Se gli africani avessero una moneta propria, non vincolata a pressioni esterne, sarebbero più padroni a casa loro. Quando Gheddafi cerco’ di attivarsi per creare questa moneta, una sorta di euro panafricano, Sarkozy ed Obama pensarono bene di farlo fuori.

Bitjoka ci spiega anche che sarebbe ora che tutti i documenti degli accordi della decolonizzazione francese venissero resi pubblici: “I predatori veri si nascondono dietro questi accordi”.   

Cosi’ come sarebbe ora che il posto occupato oggi al Consiglio di Sicurezza dell’ONU dalla Francia venisse assegnato alla UE secondo lo spirito europeo.

Infine Bitjoka sollecita azioni per ridare dignità agli africani giunti in Italia, contro il processo di “zingarizzazione” dei “negri” , cosi’ si esprime, alla faccia del politicamente corretto.    

Occorre battersi contro la mafia nigeriana, contro la prostituzione da questa controllata, contro i questuanti neri schiavizzati di fronte ai negozi.

Ed infine, al temine dell’intervista, arriva la provocazione: chiede di organizzare un confronto a tre con il senatore leghista Toni Iwobi, d’origine nigeriana, e la congolese Cecile Kienge del PD, per parlare di politiche per l’Africa, in un qualsiasi talk show televisivo.

Sarebbe un incontro interessante, di notevole impatto,  ma difficile da realizzarsi : la sinistra che controlla gran parte di queste trasmissioni, si troverebbe a disagio a parlare di temi veri, fuori dalle parole d’ordine del pensiero unico; inoltre la Kienge dimostrerebbe la sua totale insipienza, non reggerebbe il confronto, perché altro non è che una Mogherini nera.

Spiegare che il Niger è il maggior produttore di uranio al mondo che vende in esclusiva alla Francia ma rimane senza elettricità ed a noi italiani esporta immigrati potrebbe far insorgere qualche dubbio a tanta gente di buona volontà.

Meglio rimanere al calduccio delle proprie convinzioni buoniste, politicamente corrette e talvolta benedette, dare addosso a Salvini, pensare con le teste altrui e lasciare il mondo ai “predatori veri”.