Se i politici italiani impiegassero per rilanciare il Paese un decimo del tempo che occupano per individuare il sistema elettorale più adatto a fregare la concorrenza, l’Italia non sarebbe in crisi. I furbetti delle urne, invece, non riescono ad andare al di là della contingenza elettorale. Meglio un sistema che, come spiega D’Alema, consentirà al bugiardissimo di salvare Alfano in qualche collegio siciliano, eliminando però il mini partito del dimenticabile ministro, oppure meglio un proporzionale puro con sbarramento al 5% che toglierebbe di mezzo tutti i partitini?
Di programmi, ovviamente, non si parla, solo di trucchi da esperti giocatori delle tre carte. Però le discussioni sul voto servono anche ad indirizzare i consensi. Perché sprecare il voto con la formazione di Bersani e compagnia se non arrivano al 5% e, dunque, i voti sarebbero persi? Perché votare Fratelli d’Italia se i sondaggi indicano il partito della Meloni al di sotto della soglia di sopravvivenza? Solo voto utile.
E non importa quanto siano credibili i sondaggi italiani, perennemente smentiti dalle urne. L’importante è condizionare il voto. Spostando i consensi della sinistra verso il Pd del bugiardissimo e spostando i consensi per i Fratelli d’Italia verso il nulla assoluto berlusconiano al Sud e verso Salvini al Nord. Per poi demonizzare Salvini e giustificare l’ammucchiata tra Berlu ed il bugiardissimo.
Così sparirebbero dalla scena i cespugli, i verdiniani, gli sciolti civici, le alleanze popolari, i fittiani di Direzione Italia che, tanto, dalla scena sono già scomparsi per manifesta incapacità di individuare la direzione da prendere e di comunicarla al colto e all’inclita. Uno scenario semplificato. Da un lato la grande e maleodorante coalizione tra il bugiardissimo, Berlu e qualche belato brambilliano. Dall’altro i movimentati a 5 stelle. Con Salvini all’inferno, massacrato quotidianamente dalla stampa e dalle TV di regime. Senza possibilità di replicare, tra social censurati boldrinianamente e mancanza di informazione propria. Avanti di corsa, verso il baratro