L’acqua è implacabile e i suoi gorghi di fango e detriti, hanno spazzato via come fuscelli vite e lavoro, appesi ad un filo sottilissimo che è li per li per cedere. Nella notte tra il 14 e il 15 ottobre a Benevento e provincia, l’incubo e la tragedia, l’incuria e la prevedibilità di una catastrofe destinata ad esplodere, sono comparsi come un richiamo atavico alla solidarietà. Tutto è in macerie. Questa volta a fare i conti spietati con la distruzione e il nubifragio è il Pastificio Rummo. La natura fa il suo corso ed è sempre e solo l’uomo che prova a deviarlo. I risultati non potevano essere differenti.

A farne le spese, sono i 1500 operai che lavorano nell’azienda e che rischiano di non avere più un posto di lavoro. Eppure, quasi fosse il gioco beffardo del destino, accortosi dell’elemento distintivo dell’azienda che si è sempre imposta dal 1846 con il metodo a lenta lavorazione per fare la pasta, la tecnica prevalse su chi pensava di dominarla. Offrendo ai proprietari, la possibilità di accelerare la produzione, essi risposero con un quesito che ha solo una risposta, facendo spallucce: “Cos’è meglio per la nostra pasta, la velocità degli uomini o la lentezza della Natura? Ogni cosa sulla terra ha il suo tempo, bisogna restare in ascolto, sarà la pasta a dirci quanto tempo le serve”. 

In rete si è scatenato un passa parola incredibile. La solita competizione alla solidarietà, che sembra vivere solo grazie alla “teoria della pertinenza” e alla possibilità di darsi il belletto, per la grande occasione: all’atto pratico, a spalare la melma e a ripulire i macchinari danneggiati, perché è questo quello che in realtà serve, sono sempre gli stessi.

Dei buoni samaritani del presenzialismo da social network, siamo sicuri che non ci sia traccia. Preferiscono l’evanescenza di una comparsata on line, gratificante per la ruota di pavone. Con tutto il rispetto per il pavone e non per loro, abbiamo voglia di vedere quelle facce sorridenti e appagate in quelle foto postate su facebook, con un pacco di pasta Rummo in mano e che sembrano dire, “io ci sono” ?

Una tristezza infinita che segue, pensandoci bene, ad un’opinione di Alain de Benoist che è più che mai attuale: “Un rapporto corretto con la natura implica rompere con l’idea che già si trova nella tradizione biblica, secondo la quale l’uomo deve « dominare la Terra» (Gen. 1, 28) – diventare il « signore e sovrano » della natura, come voleva Cartesio”.

Nel frattempo, può essere d’aiuto, sia per chi si occupa delle zone in questione, quanto per la negligenza delle istituzioni competenti, una sana lettura del Rapporto Periodico sul Rischio posto alla Popolazione Italiana da Frane e da Inondazioni – Primo Semestre 2015, dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche.