Come italiano, interprete dei sentimenti di tutti i 19.419.507 elettori del NO (oltre il 60% dei votanti, non calcolando gli impresentabili voti esteri, di cui nessuno, vergognandosene, osa parlare), sarei tentato , dopo la lettura della composizione del nuovo esecutivo (?), di circoscrivere l’articolo ad una sola parola: “Vergogna!”.

Avanti ad ogni considerazione, va rilevata l’ennesima topica presa da Berlusconi con la sua strombazzata fiducia in Mattarella, che ha accettata la soluzione, pilotata dai gruppi di potere alle spalle di Renzi, al solito semplice voce, ibrida, equivoca, e principalmente antidemocratica.

Basta dare un’occhiata ai titoli dei maggiori giornali per rendersi conto dell’incertezza e della fragilità del governo, solo ufficialmente diverso dal precedente. La prova indiscutibile è rappresentata dalla promozione assurda della “madrina” del referendum in un posto chiave, quale quello di sottosegretaria alla presidenza del Consiglio.

Il “Corriere della Sera” presenta “C’è il governo, pochi nuovi nomi”, aggiungendo due editoriali. Nel primo Massimo Franco (“Le ferite da ricucire”) auspica una cesura tra il vecchio ed il nuovo, così da recuperare (obiettivo impossibile viste le premesse) “credibilità agli occhi della vera maggioranza del Paese: quella che, dopo avere bocciato Renzi, pretende dal sistema politico una coda di legislatura improntata al senso di responsabilità , a fatti concreti, e allo sforzo vero di restituire all’Italia un simulacro di unità nazionale”.

Nel secondo (“I dieci rischi di Renzi”), invece, Paolo Mieli, pur avanzando timide obiezioni e riserve e formulando consigli quasi affettuosi ad un “uomo politico”, in qualsiasi altra nazione eccetto nella Columbia, citata con deferenza da Mieli, cancellato definitivamente dalla scena, esprime valutazioni positive, in effetti ridicole ed incredibili. Favoleggia di “un ritorno a casa” ”fatto in tempi incredibili”, come oggi non si potesse operare e decidere anche lontani da Roma, e di riconoscimenti al triennio “ più che meritati. Su quali realizzazioni stabili e definite?

Per la “Stampa” si può ritenere il governo Gentiloni copia del precedente mentre per il giornale della Confindustria, che tiene sotto controllo anche il neogabinetto, annunzia, come eloquente novità, la presenza di 5 nuovi ministri.

Benevolo, di consueto, il foglio della Conferenza episcopale, all’ oscuro della nomina al Ministero dell’Istruzione, tanto a cuore delle gerarchie ecclesiastiche, di tale Valeria Fedeli , “femminista, riformista, di sinistra, sindacalista pragmatica”.

Per il “Giornale” “Premier precario. Il Governo morto” anche per la presenza, diplomaticamente poco rilevata, in posti cruciali dei comunisti, mai pentiti, poi democratici Anna Finocchiaro e Marco Minniti.

Il “Manifesto” ed “Il Fatto quotidiano” telegrafici ma centrati aprono con “Ma non è successo niente” e “Genticloni”.

Il quotidiano neorenziano – hard “Libero” parla, tutt’altro che soddisfatto, di “Ministrini riscaldati”. “Il Foglio”, dal canto suo, solitamente ben addentro alle “secrete cose”, segnala il filo conduttore nel “nuovo patto Renzi – il Cav.”, che dovrebbe portare finalmente Salvini e la Meloni, al momento troppo defilata , alla rottura di un’alleanza tragica