In questi giorni due notizie di quelle deflagranti dovrebbero tenere banco nei media, se non vi fosse ancora l’eco del voto di domenica ma, soprattutto, se i media stessi non si prodigassero per farle passare sottotraccia o tacerle del tutto. È lungo, ma “se avete la pazienza di seguirmi” come dice Alberto Angela….


1) indagato per corruzione il magistrato Palamara (consigliere del Csm fino all’anno scorso): si parla di “viaggi e regali galanti” che vengono ritenuti “al di là dell’opportuno”, l”inchiesta a cui la procura di Perugia sta lavorando coinvolgerebbe anche altre persone di spicco. E questo proprio mentre al Csm si gioca la battaglia delle nomine con la decisione del successore di Pignatone. Battaglia che vede protagonista proprio Palamara, che – di concerto con il renziano Cosimo Maria Ferri – non vorrebbe appoggiare il procuratore di Palermo, Franco Lo Voi, ma quello di Firenze, Marcello Viola, “ritenuto dalla coppia caratterialmente controllabile”. Per questo la corrente Unicost guidata proprio da Palamara avrebbe appoggiato la nomina a vicepresidente del Consiglio di David Ermini, laico del Pd ed ex responsabile giustizia del partito, che risponderebbe a Luca Lotti, ex ministro e braccio destro di Matteo Renzi coinvolto nell’inchiesta Consip.


2) ormai certo il coinvolgimento di procure, servizi segreti e personaggi politici di spicco nella farsa del “Russiagate”, con ambienti nostrani disponibili a supportare la Clinton nella farsa sulle indebite ingerenze di Mosca per favorire l’elezione di Trump. Secondo la ricostruzione riportata da Giulio Occhionero, la richiesta di “collaborazione” da parte degli ambienti “clintoniani” sarebbe arrivata nel 2016 direttamente a Renzi, allora a capo del governo (e che a loro doveva molto: era iniziata negli Usa, con un viaggio da Soros, la sua ribalta nazionale, da semplice giovane sindaco di provincia quale era). Renzi però, non sapendone molto di operazioni cyber né di spionaggio, si sarebbe rivolto ad un vecchio amico degli americani, De Gennaro, ex capo della polizia ed ex Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Informazioni per la Sicurezza (che casualmente conosceva bene proprio Muller, il futuro procuratore dell’inchiesta Russiagate). Lui avrebbe coordinato il tutto, coinvolgendo in vario modo agenti e persino inquirenti (“potrebbero rinvenirsi elementi tali da far ritenere che alcune Procure si stiano addirittura attivando sul terreno della politica estera” scriveva Occhionero in un esposto il 7 dicembre 2018). E stranamente a metà maggio si è saputo che Conte ha chiesto le dimissioni “volontarie” di 4 vicedirettori dei dipartimenti dei servizi segreti italiani.


Queste cose stanno venendo a galla ora: le commistioni fra procure e politica e servizi stanno iniziando a emergere dal velo di segreto e silenzio che da sempre le circonda. Succede sotto questo Governo: non ci fosse nient’altro, sarebbe questo il segnale di uno stravolgimento che tenta, faticosamente e con mille ostacoli, di farsi strada nelle sabbie mobili di decenni di commistioni, deviazioni e costante lavorio contro l’interesse nazionale. È sul piano del tentativo di sradicare il potere immenso e assoluto (nel senso di sciolto da qualunque controllo) di procure e magistrati che si gioca la più importante partita per la nostra Nazione.