Cara signora orientale, nessuno sa come chiamarla perché è scomparsa nel nulla, dopo essere stata per un giorno la donna più vista al mondo. Immagino che dopo i due schiaffetti del Papa sulle sue mani abbia passato un brutto quarto d’ora,” catechizzata” dalle guardie svizzere a non rilasciare alcuna dichiarazione; d’altra parte è capitata in uno Stato non democratico, una monarchia dove uno si fa le leggi e se le disfa.

Eppure dovremmo ringraziarla, perché grazie a quell’implorante strattonamento delle vesti papali si sono chiarite alcune cose. 

Ho avuto la fortuna di assistere quest’anno alla messa di Natale nel duomo di Como, dove nell’omelia, il sacerdote officiante, uno importante della diocesi lariana, ha detto cose interessanti. “La Chiesa non deve perseguire uno sviluppo orizzontale ma guardare anche in alto, essere qualcosa di più di un’associazione caritatevole; occorre avere aneliti spirituali, perché le politiche sociali sono importanti ma non sono tutto, non nutrono l’anima.” ha detto il prelato e poi aggiunto:” Eppure il corpo attuale della Chiesa, fin sulla punta dei capelli, si accontenta di un ruolo da confraternita senza tenere conto della missione divina a cui è chiamata.”

Quel “fin sulla punta dei capelli” mi era sembrato un chiaro riferimento al pontefice. Papa Francesco nel suo mandato in questi anni ha insistito sulla figura del padre della Chiesa vicino alla gente, spogliato degli aspetti aulici del suo ruolo, umano, molto umano nel modo di relazionarsi con il prossimo.

A catechismo mi avevano insegnato che il Papa è il rappresentante di Cristo sulla terra, è infallibile sui temi della fede ed è stato eletto dai cardinali ispirati nella scelta dallo Spirito Santo; ne consegue che debba assumere spesso anche atteggiamenti ieratici e distaccati, mantenendosi ugualmente umile e buono.

Ora Bergoglio ha sempre voluto essere un Papa “pop”, aperto e disponibile , e tanta gente di conseguenza ritiene di poterlo  trattare alla stregua di un divo mediatico , strattonandolo come se uscisse da un backstage  di un concerto rock. Ha fatto un po’ come quei genitori che vogliono fare gli “amici” dei figli e finiscono a perderne il rispetto.   Ma schiaffeggiare una devota pellegrina, che implorava di lasciare un messaggio e andarsene imbufalito, non fa parte del ruolo che ha voluto darsi il pontefice. O reciti fino in fondo il ruolo del Papa “democratico” e accetti anche gli strattoni o prendi le distanze quando vuoi evidenziare l’aspetto più sacro della tua funzione.

Cara signora cinesina, la sua improvvisata ha avuto anche un altro merito: ci ha mostrato la totale prostrazione di gran parte della stampa al pensiero unico incarnato dal Papa.

Senza ironia e fingendo di non aver notato i due schiaffetti e lo sguardo imbufalito successivo, i giornali “mainstream” ci parlano “del suo darsi alla gente, con il suo carisma da poverello, esempio di modestia e di umiltà”, “di episodio rivelatore della sua prossimità alla vita vera della gente.”

Cara fedele orientale, lei rischia di aver fatto più danni alla Chiesa di un Ali Agca. Il terrorista turco non solo falli’ nell’ impresa di uccidere Papa Wojtyla ma accrebbe la fede di molti cattolici che gridarono al miracolo per il fatto che Papa Giovanni Paolo II fosse riuscito a sopravvivere all’attentato.

Cara signora, che forse voleva solo perorare la causa della Chiesa perseguitata in Cina, che aveva già benedetto l’approssimarsi del Papa con un segno della croce, lei involontariamente ha fatto scatenare tutto il mondo del web, trasformando Bergoglio nello zimbello dei social.

In modo trasversale, da destra a sinistra, dai credenti agli atei, in migliaia si sono cimentati nella parodia del Papa, con citazioni, vignette, fotomontaggi, video; uno tsunami irriverente che ha ridicolizzato il pontefice trasformandolo in una macchietta caricaturale.

Di tutte la più significativa prende lo spunto dal titolo di uno spaghetti western: “Lo chiamavano Santità “.