Egregio Signor Ministro, non sono sicuro che lei si sia reso pienamente conto della gravità di quello che è successo ieri sera a Milano, la sua città.

Nell’escalation di tensione artificialmente provocata dalla compagnia di giro dell’antifascismo strumentale e fuori dalla realtà capitanata da un sindaco trasformista e dai fantasmi dell’ANPI, irresponsabilmente alimentata da giornaloni incapaci persino di riportare correttamente i fatti del 1975 ed assecondata supinamente da funzionari dipendenti dal Suo ministero, il Suo distacco dal problema e la sua insolita afasia, assolutamente anomala per un comunicatore professionale come Lei, spiccano come una macchia di sugo su una tovaglia bianca.

Curioso, in una situazione del genere, vedere i suoi tweet sulla polenta o sul Milan ma non sentire nemmeno una parola su un serio problema di ordine pubblico.

A quanto pare ieri mattina Lei era in Prefettura e sarebbe assai strano se, tra i molti inevitabili impegni istituzionali, non avesse trovato il tempo di occuparsi anche di una questione così delicata.

A meno che Lei non se ne sia occupato avallando le incaute decisioni dei Suoi funzionari.

Tertium non datur e per come sono andate le cose qualche spiegazione sarebbe opportuna, visto lo svolgimento dei fatti.

Era stato richiesto il permesso per una fiaccolata silenziosa da Piazzale Susa a Via Paladini, dove Sergio Ramelli abitava e dove fu assassinato dai picchiatori di Avanguardia Operaia, un percorso semplice e rettilineo della durata di non più di 20/30 minuti per una breve manifestazione che nei 43 anni precedenti non aveva mai creato problemi di sorta.

Forse influenzato dalla cagnara politico-mediatica montata in città dai soliti noti il Prefetto, da poco in città, aveva cestinato la richiesta senza troppe discussioni.

Già qui sarebbe stato probabilmente opportuno un intervento del Ministro, lo stesso che pochi mesi prima non aveva esitato a correggere la posizione (sbagliata) di un questore che voleva chiudere a sua discrezione lo stadio di S. Siro.

In questo caso, egregio Ministro, ci saremmo aspettati da parte Sua la stessa sensibilità mostrata per la causa degli ultras da stadio, visto che tutto quello che si chiedeva era di poter esercitare la libertà di manifestare secondo la legge, che a quanto pare molti o non conoscono o interpretano a modo loro.

Invece grazie anche al Suo assordante silenzio, scivolando fatalmente sul piano inclinato delle decisioni sbagliate, si è arrivati alla vergognosa situazione di ieri sera in Viale Romagna e dintorni.

Da una parte la Polizia che blocca, attacca e manganella con violenza, senza preavviso e senza motivo, le prime file del corteo che era appena partito e procedeva lentamente e in silenzio.

Fatti perfettamente documentati dai filmati disponibili in rete e per Lei, ancor di più, da quelli dei molti poliziotti in borghese che hanno ripreso la manifestazione minuto per minuto e dei quali mi permetto di suggerire la visione.

Una carica preventiva e proditoria (“carica di alleggerimento” in questo caso è solo un ridicolo eufemismo) con lo scopo evidente di far capire che aria tirava e nella quale sono stati coinvolti, e persino malmenati, anche i tre parlamentari di FDI, Paola Frassinetti, Carlo Fidanza e Marco Osnato che precedevano il corteo cercando di mediare e interporsi.

Un fatto gravissimo per il quale qualcuno Le chiederà sicuramente spiegazioni in Parlamento.

Mentre in Viale Romagna con uno spiegamento di forze esagerato funzionari di Polizia troppo nervosi eseguivano ordini troppo drastici (e sbagliati) facendo roteare troppi manganelli su troppe teste, non molto lontano, verso Piazzale Loreto, debitamente e benevolmente autorizzati dallo stesso Prefetto che aveva vietato la fiaccolata per Ramelli i centri sociali sfilavano indisturbati esternando il solito repertorio di violenza ottusa e insensata (stavolta fortunatamente solo verbale) ben rappresentata dal manifesto del corteo: una bella chiave inglese, giusto per ricordare che se fosse per loro di casi Ramelli ce ne sarebbero ancora 10, 100 o 1000, come urlano di solito.

Centri sociali, signor Ministro: quelli che Lei diceva di voler chiudere e che invece i Suoi funzionari (e quindi anche Lei) lasciano scorazzare liberamente per la città con tanto di permessi, bolli e timbri.

Ma si sa che tra il dire e il fare, o meglio tra i selfie e i tweet e la realtà, c’è di mezzo il mare.

Un bel paradosso, comunque, inevitabile quando per il quieto vivere si subappalta la gestione dell’ordine pubblico alla peggiore sottocultura politica: si vieta una manifestazione pacifica, conforme alla legge (è bene ripeterlo fino alla noia) perché richiesta da chi è considerato brutto, sporco e cattivo ma si permette senza problemi lo svolgimento di una squallida contromanifestazione ai peggiori incubatori di violenza politica solo perché muniti della magica patente antifascista.

Due pesi e due misure, gestione assolutamente scorretta ma identica a quella dei Suoi predecessori targati PD.

Alla fine, comunque, in qualche modo il buon senso, clamorosamente latitante nei giorni precedenti, faceva capolino anche in Viale Romagna, meglio tardi che mai. Dopo ore di defatiganti trattative con funzionari di Polizia inizialmente poco ragionevoli, Frassinetti, Fidanza e Osnato riuscivano a sbloccare la situazione e il corteo silenzioso, pateticamente definito “passeggiata” per salvare la forma, poteva svolgersi tranquillamente e concludersi pacificamente nel giro di mezz’ora con l’appello del presente.

Niente di più e niente di meno di quello che era stato richiesto e negato senza motivo. Questi i fatti, egregio ministro.

Molti di noi avevano seguito con favore la Sua ascesa e la sua capacità di occupare efficacemente l’area della destra politica.

Dopo quello che si è visto ieri sera, però, molti dubbi sono leciti. E’ tempo di elezioni e Lei chiede voti per “rivoltare l’Europa”, ma anche a Milano ci sarebbe qualcosa, infinitamente più semplice, da rivoltare.

Ci chiediamo come farà a fronteggiare i poteri forti europei e le oligarchie di Bruxelles se da Ministro degli Interni non sa, non può o non vuole intervenire sui criteri di gestione dell’ordine pubblico e non sa, non può o non vuole limitare le interferenze politiche e mediatiche nelle relative decisioni in modo da garantire a tutti il diritto di manifestare pacificamente.