Gentile Senatrice, mi accingo a scrivere questa mia lettera con, mi auguro, il massimo del rispetto possibile. Mi ricordo da ragazzino, quando c’era grande amicizia tra Lei e mia madre, coetanee. Mia mamma mi raccontava sommessamente, quasi con pudore, che Lei era sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti. Per me era la signora Liliana Belli e mia madre, per sottolineare quanto noi fossimo stati fortunati, mi rimarcava il fatto che Lei aveva perso tutta la sua famiglia negli anni della guerra ed era stata a lungo terribilmente sola. Negli anni sessanta quelle vicende venivano ancora sussurrate con grande rispetto perché le piaghe di quelle ferite non erano ancora guarite. Ognuno portava le sue cicatrici e la forte determinazione a ricostruire una nazione cercava di ricomporre ciò che era stato spezzato; non per niente gli anni sessanta furono forse il periodo migliore del dopoguerra. Con gli anni settanta si impose nuovamente lo scontro ideologico, il settarismo, l’odio sociale.

Io credo che chiunque abbia avuto dal destino in sorte di essere sopravvissuto ad una tragedia immane si senta in dovere di fare della sua vita una testimonianza affinché la sua storia sia di insegnamento ai posteri. Ma anche chi sopravviva insperatamente ad una grave malattia o ad un incidente ritengo che debba mettere tutti gli anni in più della sua sopravvivenza al servizio degli altri, perché in questo starebbe il suo sdebitarsi con il destino.

Quindi è più che giusto che Lei abbia deciso di fare di questi ultimi anni della sua vita una denuncia pubblica contro le atrocità naziste. Le chiederei però uno sforzo in più per nobilitare ancora meglio il suo ruolo così importante e delicato in questo momento storico. La storia ci ha insegnato che la legittimazione dell’odio nei confronti di un’altra formazione politica o sociale è all’origine delle persecuzioni e poi delle atrocità che ne derivano. E’ il credersi superiori ad un altro per razza, ceto sociale, cultura, religione, e conseguentemente a potersi sentire autorizzati a compiere ogni misfatto nei confronti della vittima designata che ha portato all’affermarsi di ideologie liberticide come il nazismo ed il comunismo, ed ai nostri tempi al fenomeno dell’integralismo islamico.

Le chiedo solo di sottrarsi alla speculazione politica che gravita attorno alla sua figura, che merita riconoscimenti più ampi. Denunci ogni forma di discriminazione, settarismo, emarginazione, in ogni campo, senza preclusioni, sottolineando che è sempre l’odio alla base della violenza umana. Ma l’odio è un sentimento ubiquitario, non esiste alcuno schieramento politico autorizzato a dispensarlo contro altri.

Quando in questi giorni ha declinato un invito di Salvini ad un convegno sul razzismo, credo che abbia perso un’occasione utile per tutti, anche per Lei. Libera di farlo, naturalmente, ma avrebbe smascherato tutti coloro che a sinistra la usano per pura propaganda, non per alte finalità ideali. Il partecipare anche per sola testimonianza, non certo per adesione ai programmi del centrodestra, ad un evento di una forza politica non conforme al pensiero unico dominante, l’avrebbe sottoposta ad attacchi violenti e settari della parte più ottusa e preponderante   della sinistra.

L’avrebbero definita “espressione della cultura sionista”, avrebbero mobilitato esponenti filopalestinesi che non c’entrano niente ma quello hanno a disposizione, l’avrebbero attaccata in quel modo vile che li contraddistingue e che in questi giorni si è manifestato nei commenti lugubri alla morte di Giampaolo Pansa. È sempre in tempo ad assistere alla controprova, per verificare dove si annida l’intolleranza.

Lei non merita di essere usata, Lei è una gran bella persona, ricordo quanto diceva mia mamma.