Dopo la rivoluzione del 1821 e la formazione nel 1830 come stato in Grecia esistono due tendenze sulla prospettiva politica della Nazione. La prima era quella espressa dai c.d “grecolatini” (l’illuminismo neogreco), cioè gli intellettuali e politici ellenici influenzati dalla rivoluzione francese e dall’illuminismo. Un circolo ristretto quanto influente, per lo più disperso tra Vienna, a Parigi, a Trieste, a Lipsia, che immaginava lo stato greco come uno stato su base etno-culturale; la seconda prospettiva era promossa dai “fanarioti”, gli intellettuali e commercianti greci dell’impero ottomano. Stabiliti per lo più a Costantinopoli, i “fanarioti” immaginavano la nazione greca come un’entità cultural-economica cosmopolita, piuttosto che un paese con confini limitati.

Sconfitti gli ottomani, furono i “grecolatini” a controllare il giovane Stato, accettando, dopo la conferenza di Londra del 1832, la monarchia, e la “tutela” dell’indipendenza. Nel 1844 l’Ambasciatore della Gran Bretagna ad Atene scriveva alla regina Victoria: “L’indipendenza della Grecia è paralogismo. La Grecia deve essere uno stato-protettorato, con un territorio controllato da uno stato più forte. Meglio che diventi un protettorato della Gran Bretagna piuttosto che della Russia.”

Così, sin dalle prime fasi della sua storia moderna, la Grecia fu sottoposta ad un regime “semi-coloniale”. Nel 1833, arrivò il re Ottone di Baviera (il primo re della Grecia moderna) con la sua corte e un contingente di truppe straniere. Durò poco, ma poco cambiò. Nel 1863 venne rimpiazzato da un principe danese che prese il nome di Giorgio I. E poi col Congresso di Berlino (1878) la Grecia ottenne la Tessaglia e l’Epiro che occupò solo in parte (1881) per l’opposizione della Turchia, ma dovette poi subire l’umiliazione del blocco e del disarmo, imposti dalle grandi potenze per impedire una guerra contro il sultano (1885).

A causa delle ripetute ingerenze straniere e del fallimento di un prestito statale, nel 1893 il governo greco dichiarò bancarotta: alla caduta di Ch. Trikupis, rappresentante la borghesia liberale, nel 1895 andò al potere Th. Dilighiannis, che mandò una flotta a Creta insorta con i Turchi (1897). Seguì una guerra che finì disastrosamente, con ritocchi ai confini, risarcimenti alla Turchia e obbligo per la Grecia di accettare il controllo economico delle potenze straniere.

Da allora poco è cambiato. La Grecia contemporanea vive nuovamente in stato coloniale. E’ la sottomissione al debito. Una nuova dittatura e il debito è il suo strumento di sottomissione. Come scrive Gianni Lannes «Il debito economico è una truffa bancaria legalizzata dal potere politico, lo stesso che riscuote la mancia per il lavoro sporco di sottomissione dei popoli. Il nodo cruciale non è la moneta, bensì l’etica. L’unico debito degli esseri umani è nei confronti di madre Natura. Tanto per dare i numeri ufficiali: ogni ora nel mondo spariscono ben 20 chilometri quadrati di boschi. Gli alberi sono un propulsore metereologico naturale atto a richiamare una straripante riserva d’acqua dolce.»

Ma non è tutto. Come ha sottolineato Giorgio Cremaschi, «La Grecia è il primo stato europeo che dal 1945 diventa formalmente una colonia. .. La Grecia continua ad essere cavia di trattamenti che vengono somministrati in dosi estreme ad essa e più caute agli altri. Ma la medicina è la stessa. Il Fiscal Compact e il Semestre Europeo si son aggiunti ai già precedenti trattati che hanno legato indissolubilmente Euro e austerità, come ha rivendicato il ministro delle finanze tedesco Schauble . La differenza tra gli ultimi trattati e quelli precedenti sta proprio nel fatto che essi stabiliscono non solo le regole e le punizioni per attuare le politiche di austerità, ma definiscono anche i poteri formali di governo e controllo delle decisioni. Per esempio, se un parlamento fa un bilancio dello stato che le autorità di Bruxelles considerano troppo poco rigoroso, queste stesse autorità possono intervenire per modificarlo. I parlamenti nazionali non hanno più la disponibilità del bilancio dello stato, ragione per cui 200 e più anni fa sono nati. Sopra di loro sta un’autorità tecnocratica e finanziaria che esercita il potere vero. La UE è quindi oggi un colpo di stato permanente che sulla Grecia ha esercitato una sperimentazione, per ora, estrema. Ma la riduzione allo stato coloniale della Grecia, oltre che la funzione di esempio, che scopo economico ha? Qui le poche cifre chiare disponibili non lasciano dubbi. Il paese verrà saccheggiato dai “creditori”». (“Contro la Grecia un colonialismo già scritto nei trattati”. Site: Contro la crisi).

Persino l’ex ministro delle finanze e professore d’economia Yannis Varoufakis (uno dei responsabili del disastro attuale) ha ammesso: «La principale differenza è che, durante i cinque anni scorsi, i governi che si sono succeduti, in Grecia, erano completamente dipendenti dalla volontà dei creditori. Sono capitolati di fronte alla logica dei finanziatori, di fronte a l’Unione europea. Quest’ultima ha agito come un despota molto severo, che ha imposto a una nazione in fallimento dei prestiti il cui scopo era semplice : permettere all’Europa ufficiale di pretendere che l’Europa fosse salvata continuando a negare i fallimenti strutturali della zona euro. La troika era un gruppo di tecnocrati inviati in Grecia dai nostri creditori per applicare un programma inapplicabile, un programma che avrebbe aggravato la crisi. Perché lo hanno fatto? In primo luogo perché, nella prima fase della crisi, dopo il 2010, c’è stato un tentativo cinico di trasferire le perdite delle banche francesi e tedesche verso i contribuenti. Sono riusciti in questa operazione, sostenendo che la crisi greca era regolata. Il costo, ed è per ciò che la troika è sinonimo in Grecia di regime coloniale, fu una crisi umanitaria massiccia. Ecco a cosa è servita la troika! Noi siamo stati eletti perché il popolo greco ha deciso di portare al potere un partito che assumesse il controllo di questo processo. Il trattamento riservato alla Grecia è stato bocciato. Siamo stati eletti per contrastare la filosofia e la logica politica del programma di austerità. Certo, apparteniamo alla zona euro. Non abbiamo la nostra propria banca centrale. Il nostro punto di vista, come governo di sinistra, è che non bisogna uscire dalla zona euro. Non avremmo dovuto entrarci. Ma uscirne, nelle attuali circostanze, causerebbe una perdita massiccia di reddito e getterebbe ancora milioni di persone nella povertà. Uscire dalla zona euro non apporterebbe al popolo greco alcun progresso. Quando si appartiene a un’unione, bisogna ripararla, per smantellarla. Ciò implica una negoziazione. A differenza della troika, il Gruppo di Bruxelles è il frutto dell’accordo che abbiamo strappato con fatica il 20 gennaio all’Eurogruppo. Abbiamo aperto un nuovo processo. Consideriamo il cammino percorso: all’indomani delle elezioni, le istanze europee ci intimavano l’ordine di accettare le loro condizioni, sotto la pena di tagliare i viveri alle banche greche. Noi siamo riuscito a concordare un regolamento venendo a creare una situazione ibrida. Realizzeremo il nostro programma di riforme, verremo giudicati su questa base. L’ambiguità persiste, poiché i nostri interlocutori vogliono anche giudicarci su una parte del precedente programma. Il Gruppo di Bruxelles testimonia la nostra volontà di portare il problema nel cuore dell’Europa. Non in un avamposto coloniale. Non è il regime coloniale che invia i suoi tecnocrati, i suoi funzionari nella periferia. Noi ormai siamo in un processo europeo. È il nostro tentativo di riconquistare la democrazia. Non solo per la Grecia, ma per tutta l’Europa». (Intervista a Yiannis Varoufakis “Non vogliamo più il regime coloniale incarnato della Troika. Intervista sinistra unita org).

Dal 2009 la grecia assomiglia sempre più alla colonia penale di Kafka, e boccheggia in una perfida spirale di morte in cui tutto si annega in un indefinito ed imprecisato presente assolutamente parassitario e fittizio. I cittadini vivono la “sindrome generale d’adattamento”, che secondo Hans Selye teorico dello Stress, passa attraverso tre fasi. La reazione d’allarme, lo stadio di resistenza e lo stadio di esaurimento. Il popolo della Grecia si trova oggi allo stadio di esaurimento. Si applica la terapia di shock perché la debolezza e l’ impotenza devono compiere la loro opera.