La Grecia non riesce ad uscire dalla crisi, ma i creditori internazionali e Wolfgang Schäuble pretendono nuove misure e richieste ulteriori di austerità. Per loro i target fiscali concordati con il governo ellenico (surplus primario al 3,5% del pil) non appaiono credibili.

La verità è che non servono nuove “riforme”. Le pensioni sono già state ridotte del 40%, aumentano senza sosta le spese dei cittadini per servizi essenziali come spesa sociale, salute, prodotti farmaceutici, esami specialistici mentre la spesa pubblica per gli stipendi e le pensioni sarà invece tagliata di 5,7 miliardi di euro il prossimo anno. E ancora, il nuovo bilancio — circa un miliardo di euro di tassazione supplementare su elementi tra cui auto, servizi di telefonia fissa, pay TV, carburante, tabacco, caffè e birra —  è stato approvato dal Parlamento greco. Il surplus primario greco nel 2016 ha raggiunto l’1,1% del Pil, contro lo 0,5% previsto dal piano di salvataggio, la disoccupazione  ormai tocca il 23,4% e il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti è ridotto di un terzo.Da qui le proteste sempre più forti.

Ma Wolfgang Schäuble e creditori internazionali chiedono nuovi tagli alle pensioni, circa 30%, 30.000 licenziamenti, mentre il reddito non tassabile sarà fino a 5.000 euro. Da parte sua il primo ministro Alexis Tsipras spera in un accordo entro marzo, affinché i titoli di debito del paese possano essere inclusi nel programma di acquisto di bond della Banca Centrale Europea.

Insomma, Schäuble vuole l’uscita di Atene dall’Eurozona e sicuramente pensa ad una moneta parallela all’euro per la Grecia, cioè un titolo fiscale che funzionerebbe come mezzo di pagamento per sfuggire alla stretta monetaria imposta dall’Europa e dalla BCE. Resta il fatto che una moneta parallela all’euro penalizzerebbe ulteriormente la nazione ellenica. Come scrive Hugo Dixon “se la Grecia stampasse una sua moneta parallela si suiciderebbe” (would inflict further misery on people who have already suffered too much. Vedi: Hugo Dixon: A parallel currency would have devastating consequences Times. 16 febbrario 2015).

No, caro Wolfgang, così non si può continuare… Il popolo ellenico non accetterà ulteriori sacrifici imposti dalla Troika e dalla Germania. La parola riforma, prima dell’ ondata neoliberale voleva dire allargamento dei diritti protezione sociale, controllo e limitazione del mercato, oggi significa tagli, restrizioni, sorpresine di questi diritti e di questo controllo. I politici chiedono al popolo ancora una volta sottomissione, assoggettamento e una pazienza di Giobbe, ma il popolo non ubbidisce più. Il 40% vuole il ritorno alla moneta nazionale, alla dracma.  Come sostiene l’economista  Demetrio Kazakis: «La denuncia unilaterale del debito e il ritorno alla moneta nazionale possono non costituire la soluzione, ma sono l’unico punto di partenza possibile verso la strada giusta. Se non viene denunciato unilateralmente il debito e non viene introdotta una nuova valuta nazionale al posto dell’euro non c’è nessuna speranza! Siccome la moneta nazionale è l’unico punto di partenza su cui il popolo a proprie condizioni possa cercare soluzione ai problemi, sulla base dei propri interessi»

Ancora una volta torna attuale la storia di Diogene, il re e le lenticchie: Il filosofo stava cenando con un piatto di lenticchie. Lo vide Aristippo che viveva nell’agiatezza adulando il re. Aristippo disse: “Se tu imparassi ad essere ossequioso con il re non dovresti vivere di robaccia come le lenticchie”. Rispose Diogene: “Se tu avessi imparato a vivere di lenticchie non dovresti adulare il re”.