Pisapia non c’è che dire è proprio un autentico caso di benefattore compulsivo. Naturalmente però come usa in certa scicchissima borghesia progressista, non un centesimo è mai uscito dalle loro tasche verso il bisogno ed il Pisa, fedele al codice d’onore del club, si è prodigato con zelo encomiabile a trovare i fondi necessari per le tanto amate associazioni terzomondiste, estorcendo tutti gli euro possibili ed anche di più ai suoi concittadini. Pare che dopo ogni donazione ideologicamente sostenibile il suo sguardo ipertiroideo si illanguidisca fino alle lacrime.

Per il disagio milanese, quello reale, quello di tutti i giorni non trova mai nemmeno un minuto per occuparsene anzi forse lo infastidisce pure. Perbacco, mica sono extracomunitari o Rom e poi, uno come lui campione della solidarietà universale, non può certo perdere tempo con gente nata alla Bovisa o a Quarto Oggiaro. Ultimamente, a riprova della sua straordinaria opera di benefattore a senso unico, il Pisapia ha sorpreso pure se stesso offrendo gratis vitto e alloggio nelle case del comune a centinaia di Rom che per due anni avevano occupato abusivamente gli ex stabilimenti Galileo Avionica e Italmondo di via Brunetti e Montefeltro (zona Certosa).

Dopo anni di proteste e difronte alla rabbia crescente degli abitanti della zona sono state finalmente avviate le operazioni di sgombero. Lo scenario che si è presentato alle Forze dell’ordine è stato sicuramente illuminante su come gli arancioni con la benedizione di Don Colmegna interpretino l’accoglienza nei confronti di zingari ed extracomunitari. Centinaia di famiglie con moltissimi bambini vivevano tra vasche di liquami, pozze d’acqua fetide, montagne di sporcizia mista ad amianto, cumuli di macerie piene di topi e cataste di legname bruciacchiate per i falò. Paradossalmente ma non troppo solo 250 nomadi hanno accettato il generoso trasloco-premio nelle case di via Barzaghi o presso la Casa della carità di Don Colmegna. La maggioranza ha preferito sparpagliarsi per la città e non è una buona notizia anche perché tra quella brava gente c’erano almeno 150/200 pregiudicati segnalati come delinquenti abituali.

Mentre si procedeva a questa colpevolmente tardiva operazione di trasferimento il cuore generoso del Pisa batteva per l’emozione di trovarsi in Cina per una missione istituzionale. Al suo rientro, con gli occhi carichi di commozione, ha rendicontato alle agenzie di stampa di un viaggio davvero fruttuoso e rigenerante. Nell’intimità del club della snobberia meneghina però si è un po’ rammaricato per non aver visto in giro nessun cinese con indosso la mitica tutina maoista, icona di tante appassionate lotte studentesche. Soprattutto poi l’ha colpito la presenza di troppo poche biciclette tra le numerose autovetture circolanti.
A questo proposito ha aggiunto un fioretto alla sua nota gentilezza d’animo decidendo di non rivelare ai compagni di ciclo-hobby ed al comitato genitori antismog che Mao è morto, che i cinesi vestono Dolce e Gabbana, che preferiscono le Mercedes alle bici e che lo smog raggiunge da loro livelli di avvelenamento planetario.

Nel frattempo quasi 200 pregiudicati si sono rintanati chissà dove ed è un serio problema di sicurezza per ognuno di noi. Da ultimo, dopo la farsa dei processi a Berlusconi con relativa decadenza, sono stati spediti ai domiciliari più di dieci milioni di italiani. A tutti quelli che se la ridono ricordiamo che: guai a stuzzicare la pazienza dei miti perché terribile potrebbe essere la loro ira.