Viviamo ormai in un Paese di mutanti sempre più tormentato ed incapace di ritrovare quel briciolo di buon senso che gli aveva permesso di svangarla per anni. L’attuale classe dirigente esibisce con passione una pervicace vocazione al contorcimento che sfugge al normale comprendonio e le smorfie disegnate sui loro volti non promettono nulla di buono. Non c’è più niente che faccia danzare la vita, solo tasse, gabelle, controlli fiscali a tappeto e divieti come si conviene ad una società chiusa governata da un sistema pigramente totalitario.

Milano, con la calata degli arancioni, ha anticipato alla grande questa patologia tassaiola utilizzando come un’idrovora la fiscalità metropolitana. Ora fa veramente allargare il sorriso fino alle orecchie ricordare le sparate elettorali dell’avvocato comunista di lusso Pisapia che fantasticavano di una democrazia finalmente partecipata e di Palazzo Marino trasformato in una casa di vetro. Dopo due anni e mezzo i milanesi hanno scoperto a loro spese che si trattava solo di una presa per i fondelli e, con l’esclusione dei suoi più devoti sostenitori, anche tra la gente di sinistra esplodono ripetuti mal di pancia. Noi del Bandolo della Matassa fummo i primi a mettere in guardia i nostri concittadini sulla devastante ipocrisia che stava piombando sulla città e che da subito aveva contribuito ad offrire un tocco esotico alla già ampia produzione nostrana di malavita con l’arrivo ad ondate di Rom, Sinti e disperati vari.

Fummo inoltre tra i primi a denunciare l’irrilevanza dannosa di una sinistra completamente impreparata ad amministrare una città come Milano. Fummo ancora tra i primi, ma naturalmente non è un vanto, a scoprire che mentre il Pisapia piagnucolava per la scarsità dei fondi a sua disposizione, in realtà il salasso inferto ai milanesi aveva portato 1 miliardo e 307 milioni nelle casse comunali, ben 735 milioni in più rispetto al gettito delle Giunte precedenti di Albertini e Moratti. Appare a questo punto francamente inaccettabile che dopo aver incassato a man bassa oltre 730 milioni in più il Pisa presenti un passivo di bilancio da 470 milioni!
Ebbene, siccome dalla cosiddetta casa di vetro vengono elargite informazioni ad intermittenza arrivando addirittura al punto di minacciare qualche giornalista non convenzionato per aver osato indagare a fondo, non resta che auspicare o meglio pretendere un intervento della Corte dei Conti.
Nel frattempo si accavallano gli imbrattamenti della Giunta arancione che ultimamente si è pure inventata i “cantieri non cantieri”. In via Foppa, all’altezza del parco Solari, è stata prevista una fermata della nuova linea della metropolitana. Gli scavi dovrebbero incominciare dopo il 2015 anche a causa di un problemino non da poco, mancano i soldi… Questo dettaglio naturalmente non preoccupa più di tanto Pisa e compagni, anche perché con un colpo di genio da ricovero d’urgenza hanno deciso di avviare un finto cantiere con tanto di ruspe e macchinari che non muoveranno un cingolo per più di tre anni. Scopo di questa ingombrante farsa? Permettere ad Impregilo, società aggiudicatrice dell’appalto di incassare subito la mancetta d’inizio lavori. Chi se ne frega dei disagi che subirà l’intero quartiere!

Esempio illuminante di democrazia partecipata. Sarà un caso ma Pisapia, da penalista navigato, si è sempre trovato bene con le grandi imprese nazionali ed internazionali o con personaggi come Carlo De Benedetti, tessera n.1 del PD residente a Lugano condannato dopo 2 processi a risarcire al Fisco italiano 350 milioni di euro ma con il verdetto finale insabbiato in Cassazione da più di due anni! Non è poi così tanto difficile comprendere le ragioni dello sconfinato affetto dei salotti che contano verso il Giuliano.

Prima di chiudere apprendiamo che, dall’alto del suo minimo, l’Assessore ai Servizi sociali Majorino ha pubblicamente denunciato il collasso amministrativo di questa Giunta in rosso di 470 milioni. Il colpevole dei colpevoli è stato individuato nell’ex Assessore al Bilancio Tabacci che ha rinviato prontamente al mittente le accuse. Nelle sedi della sinistra milanese i pugnetti chiusi dei militanti sono stati prontamente rinfilati nelle loro tasche dalla vergogna.