L’altra sera a Milano ognuno ha celebrato a modo suo il 29 aprile. Il sindaco Pisapia, senza fascia tricolore accompagnato da due uscieri comunali, ha cercato visibilità portando una corona ai giardini Ramelli, gli antifà (paraponziponzipà) si sono cercati il loro spazio portandosi al traino tutto il circo Barnum di una sinistra antagonista in crisi di idee e di partecipazione, tutte le anime del mondo neo/post/ex fascista si sono ritrovate unite nel consueto corteo (forse il più numeroso di sempre) silenzioso e composto in ricordo di Sergio e degli altri martiri.

Non mi interessa la contabilità (un nostro osservatore ha stimato in circa 500 – poliziotti in borghese e immigrati compresi – quelli chiamati a raccolta da Saverio Ferrari in piazza Oberdan, probabilmente almeno quattro volte più numerosi quelli che hanno portato a Sergio il loro saluto) quanto l’elemento più rilevante: una parte (la cosiddetta sinistra) ormai si ritrova solo a inseguire quel che fanno gli altri o a ripetere il 25 aprile i riti parareligiosi delle celebrazioni dell’invasione angloamericana…

Per me si tratta di un’ottima notizia: farsi dettare i temi in agenda non è mai indizio di buona salute politica per nessuno.