Una delle migliori trasmissioni della Rai, è sicuramente Techetechetè, che con costi veramente ridotti, alla faccia di Fazio, ripropone in fascia preserale, dopo il Tg1, spezzoni di programmi che hanno fatto la storia della televisione. Il merito della trasmissione è principalmente di far rivivere, a chi più tanto giovane non è, immagini della propria adolescenza ed ai ragazzi di oggi di permettere di conoscere persone ed eventi che facevano divertire ed emozionare i propri genitori.

Suscita sempre una certa piccola nostalgia rivedere per esempio le immagini di Carosello, la trasmissione spartiacque tra i grandi ed i piccini, costretti ad andare a letto dopo il programma pubblicitario. Riascoltare per esempio Lina Volonghi che raccomanda Stock 84, il mitico brandy che mette tutti d’accordo o rivedere Ernesto Calindri che sorseggia , in mezzo alla strada , un Cynar, l’aperitivo contro il logorio della vita moderna, fa riemergere un pizzico di emozione. Ci si accorge che vedevamo una televisione ancora educativa e più avanti di tanti spettacoli cosiddetti innovativi di oggi. C’erano gli sceneggiati, memorabile l’interpretazione di don Abbondio fatta da Tino Carraro nei Promessi Sposi, o gli show del sabato sera come Canzonissima , con l’orchestra di Gorni Kramer , le gag di Walter Chiari, celebre quella del Sarchiapone, o ancora le comparsate di Raimondo Vianello a fianco di Ugo Tognazzi, comici di alto livello che non degradavano mai nella scurrilità greve ; e ancora, le apparizioni di grande spessore di attori come Marcello Mastroianni, Mario Carotenuto , Rossano Brazzi.. Ma anche il teatro si faceva ben rappresentare con Enrico Maria Salerno, Dario Fo o Giorgio Albertazzi.

Tutti i nomi che avete appena letto non sono stati presi a caso ma hanno una caratteristica comune : questi uomini di spettacolo hanno aderito, a diverso titolo, alcuni con convinzione, altri per opportunismo o necessità, alla Repubblica Sociale. Se fossero morti in uno scontro a fuoco o sotto un bombardamento in quegli anni attorno al 1945, oggi sarebbero sepolti nel campo X di Milano, là dove stanno i” fascisti” o in qualche angolo di un piccolo cimitero di campagna, in una piccola tomba anonima, per non dare fastidio.

Certamente sarebbero tra coloro che Beppe Sala, l’opaco sindaco di Milano, si rifiuterebbe di andare a trovare il prossimo 2 novembre. Per questo modesto personaggio, l’ umana pietas vale per tutti, ma forse anche no, visto che ha dichiarato che “ non va confusa sul valore delle scelte compiute da ciascuno “.

Eppure tutti i grandi uomini che abbiamo appena elencato, alla loro morte hanno meritatamente ricevuto gli onori loro dovuti ; code di persone riconoscenti per il loro operato si sono presentate alla camera ardente, in chiesa al funerale c’era tanta gente commossa, accanto alle corone di fiori c’erano i gonfaloni dei Comuni e delle istituzioni riconoscenti, nell’omelia il prete officiante ricordava i tratti più umani del defunto, stampa e televisione celebravano i meriti dell’ artista scomparso.

Quindi solo un fattore temporale è stato discriminante nella resa degli onori a questi defunti ; ma so già quale sarebbe la risposta dei nostalgici di questa becera sinistra. Nella loro prevedibile mediocrità intellettuale sosterrebbero che questi uomini di spettacolo hanno avuto modo di essere recuperati alla democrazia, si sono quindi riscattati e hanno meritato il rispetto di tutti.

Ma perché per Lina Volonghi o Lia Zoppelli è valsa la fortuna di potersi “riscattare” e per la povera Giuseppina Ghersi ciò non è accaduto, violentata ed uccisa a tredici anni da una banda partigiana, i cui rappresentanti attuali non vogliono dedicarle nemmeno una piazza a ricordo ? A lei non è stato concesso alcun tempo per vivere un’altra vita.

Se tutti questi grandi artisti si sono altamente distinti nella vita del dopoguerra senza suscitare alcun tipo di rancore, tranne forse proprio quelli che si sono riciclati a sinistra, è perché chi aderì alla Repubblica Sociale, comprese che una pagina della storia patria si era definitivamente chiusa. Un nuovo patriottismo richiedeva di operarsi per il bene comune con altre forme di partecipazione, mantenendo intatti i valori trascendenti di sempre. Questo affrancarsi dagli odi della guerra civile è mancato a parte della sinistra e ad alcune scorie fanatiche della destra.

Queste figure di artisti hanno evidenziato che la rappresentazione stereotipata del fascista truce e violento, trasudante rozzezza e fanatismo, appartiene solo a rappresentazioni di comodo , tanto care ai manutengoli intellettuali alla Formigli.

Uomini non classificabili se non per la loro grandezza ci vengono in mente a sconvolgere le carte dei cliché della sinistra ; ci appaiono il viso buono di Aldo Fabrizi, la simpatia epidermica di Carlo Dapporto ,la genialità di Hugo Pratt, la sobrietà di Enrico Ameri, quello del “Tutto il calcio minuto per minuto”, e potremmo proseguire.

Infine mi infastidisce che ancora nel 2017 si debba scrivere di questi argomenti perché ancora qualche fanatico non sappia chiudere i conti con il passato e ancora si debba essere alla mercé di autentiche nullità umane come un certo Fiano o una certa Boldrini.