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Una famiglia con cinque figli vive in un monolocale. Aspettano da oltre due anni che venga loro assegnato un alloggio popolare. Hanno partecipato al bando casa Erp e si sono classificati quinti su 23mila richiedenti, ma non esiste una casa con una metratura adatta per sette persone. Ci troviamo in una situazione kafkiana, dove sono coloro che rispettano la legge a essere puniti dal Governo e l’occupazione abusiva non solo si trova a essere l’unica soluzione possibile, ma viene persino suggerita dai vertici comunali e dagli enti che gestiscono l’assegnazione delle case popolari. Mi è stato detto apertamente che per una famiglia di sette l’unica possibilità di una vita dignitosa passa dall’occupazione.

Mi rivolgo apertamente al sindaco Sala. Il problema delle case popolari è di primaria importanza. Quello da me appena descritto è un singolo caso, ma non certo un problema isolato. Mentre il Governo parla di inverno demografico e lamenta un tasso di natalità in continuo declino, perché puniamo le famiglie che coraggiosamente scelgono di fare figli in questo clima di incertezza? Dall’inizio della mia carriera politica ho sempre supportato da Paola Bonzi, fondatrice del CAV Mangiagalli.

Mi rivolgo al sindaco Beppe Sala con alcune proposte che spero possano richiamare la sua distratta attenzione. Se vogliamo risolvere il problema delle case popolari dobbiamo prima di tutto affidare la gestione di questo delicato settore a dirigenti capaci, non semplici burocrati che davanti alle difficoltà suggeriscono l’occupazione abusiva.

In secondo luogo, chiedo di dare maggiore attenzione alle famiglie numerose in attesa di sistemazione. Vanno aiutate, non umiliate. Inoltre, come suggerito da Paola Bonzi, dedichiamo una parte degli alloggi milanesi alle donne con maternità difficile. Sono certo che Milano possa risolvere l’emergenza abitativa che sta trasformando le periferie in luoghi dove vige l’illegalità. Creiamo una città policentrica e diamo esempio di buona politica. Possiamo farcela, basta volerlo.