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Crediamo valga la pena avventurarsi nel dare una nuova sbirciatina nella “cosa rossa” dopo la scoperta dell’ennesima bugia di “Beppe il fenomeno” alias Beppe Sala.

Insomma dopo la villa di Zoagli fatta e rifatta almeno tre volte per assecondare i capriccetti della Sig.ra Dorothy De Rubeis sua terza moglie utilizzando l’architetto di Expo Michele de Lucchi, ora salta fuori una casetta a Pontresina a tre passi da Saint Moritz mai denunciata.

Naturalmente siamo felici che il Beppe sappia godersi la vita tra barche a vela, auto di lusso, case al mare ed in montagna, il fatto è che ci azzecchi questo tenore di vita con le teorie terzomondiste del Che Guevara, scelto come icona per compiacere i rimasugli del comunismo cittadino capitanati dal tamarro Majorino o i figli di papà tutti appassionatamente raggruppati nei centri sociali.

Insomma vabbè nascondere i propri gioielli sotto il materasso ma continuare a sparare balle ci sembra un po’ eccessivo.

A questo punto diventa quasi banale porci la domanda di come sia possibile dare la fiducia ad un grigio manager un po’ fortunato che si è permesso di nascondere le perdite della sua gestione di Expo spacciando un utile di 14 milioni contro un passivo fin ora accertato di oltre 100 milioni di euro.

C’è da fidarsi poi di uno che nasconde le sue proprietà, per altro legittime, per apparire quello che non è? Perché diciamocelo francamente sulla conversione del Beppe al progressismo sinistro non ci ha mai creduto neppure lui.

Per farla corta, finita la passarella del dopo Expo tra applausi e pacche sulle spalle “Beppe il fenomeno” s’è scontrato con la realtà e quando trascinato dai kompagni del PD in gite conoscitive nelle periferie milanesi il pallore del suo viso s’è fatto sempre più bigio.

D’altronde come faceva a sapere come stavano le cose nelle case popolari e nei quartieri dove la fanno da padroni Rom, bande di Latinos, senegalesi ed arabi mentre sedeva sulla sua poltrona di Commissario Straordinario di Expo.

Soprattutto come poteva sapere se il Pisa era il primo a non sapere essendosene da sempre fregato senza mai metterci neppure un piedino inventandosi per altro la balla atomica di sue notturne incursioni periferiche girando sotto mentite spoglie in bicicletta col fido Limonta come l’ispettor Clouseau?

Attualmente il consenso verso il Sala si aggira attorno al 33-34% che fotografa esattamente la quota di adesione della sinistra milanese che voterebbe a sinistra anche se il candidato fosse Pupo, il cantante.

Ora ricapitolando scusandoci per il tono scanzonato anche se il tema non lo è per nulla, occorre aprire gli occhi e decidere se restare chiusi nell’apatia di questi ultimi anni col rischio di ribeccarci le quotidiane mitragliate di sanzioni, 10.000 al dì, il consolidamento di un’Area C senza limiti e confini, di deserti pedonali come p.zza Castello, di circuiti da corsa per bici come v.le Tunisia o come sta accadendo da via Foppa a tutto il Lorenteggio alla castrazione di centinaia di attività messe in serie difficoltà dai lavori della M4 senza che il duo di dilettanti allo sbaraglio Maran – D’Alfonso avesse pensato ad introdurre almeno una formula detassativa per gli esercenti coinvolti.

Il conto alla rovescia è già cominciato e giugno è molto più vicino di quanto sembri ebbene abbiamo finalmente l’opportunità di rispedire il pacco rosso al mittente, non sprechiamola.