Nell’affollamento di titoli — più o meno interessanti, provocatori o solo bizzarri — dedicati al  “compleanno” dell’Unità nazionale, spicca il denso saggio di Domenico Fisichella dedicato al “Miracolo del Risorgimento”. In duecento pagine il professore offre una visione “alta” del movimento unitario e della sua lunga genesi. Con metodo e senza acrimonia Fisichella, partendo dall’alto Medioevo per arrivare al fatidico 27 marzo ‘61, sfata una serie di luoghi comuni, fa giustizia di “retoriche antiretoriche” e banalizzazioni regionaliste. Riprendendo con forza la lezione di Gioacchino Volpe —  un nome “dannato” per gli epigoni di Gramsci e Togliatti — e del quasi altrettanto osteggiato Rosario Romeo, Fisichella traccia una riflessione complessa sull’identità italiana e suo compiersi unitario. Senza fare sconti. A nessuno.

Pagina dopo pagina, il professore batte in breccia non solo i dogmi della tradizione storiografica marxista, che si ostina tutt’ora a vedere nel Risorgimento una “rivoluzione fallita”, ma anche l’approssimativo revisionismo leghista e le imbarazzanti nostalgie neo borboniche (ambedue vettori di un mai sopito rancore anti nazionale). Il tutto senza indulgenze verso visioni rassicuranti o passatiste. Sulle coordinate volpiane, Fisichella affronta la complessità del movimento unitario analizzando contesti e protagonisti del tempo. Con lucidità l’autore evidenzia i limiti teorici e pratici, pur riconoscendone i meriti, del cosiddetto “partito rivoluzionario”. I fallimenti delle sette carbonare e i tragici insuccessi delle rivolte mazziniane testimoniano il velleitarismo, generoso ma sterile, del (spesso sopravalutato) movimento insurrezionalista. Al tempo stesso Fisichella sottolinea un dato decisivo quanto oggi trascurato: Il Piemonte e i Savoia. Rompendo una coltre d’omertà, l’autore mette in luce — con i giusti toni — il ruolo dell’unica realtà sovrana e indipendente nell’Italia post 1815 e la funzione della sua dinastia. L’unificazione, come sottolinea il professore, è stata possibile solo grazie alla forza politico-militare e alla credibilità diplomatica (nonché alla spregiudicatezza  dei suoi governanti) del Regno Sardo

Un’ultima annotazione. Le pagine migliori del suo libro, o forse le più sentite, Fisichella le dedica al conte di Cavour e al decisivo “decennio dell’attesa”. Certamente il capitolo rappresenta un tributo a Rosario Romeo — profondo interprete dell’epoca cavouriana — ma è anche un omaggio alla “grande politica”. Di questi tempi non è cosa da poco.

“Il Miracolo del Risorgimento”

Domenico Fisichella

Editore Carocci

pp. 218, euro 15,00