L’illusione della cultura e il sovvertimento culturale sono due dei tanti processi in atto, che saranno fautori della tanto reale quanto apocalittica mutazione antropologica dell’essere umano.
Se come me avete a casa una libreria con più di 5.000 volumi, senza dubbio avrete avuto un ospite che vi ha rivolto la fatale domanda: “Ma li hai letti tutti?”.
Nella società attuale si fa molta confusione tra cultura e informazione; trovo necessario sottolineare questa differenza poiche se l’informazione, benchè in modo distorto, può trovare un certo grado di attinenza con il web, la cultura assolutamente no.
Il web, a modo suo, fa informazione ma non fa cultura.
Se una persona legge un quantitativo enorme di notizie non può definirsi colta come, analogamente, una persona che ha letto milioni di libri può non essere colta.
La cultura non è quantitativa (quanti libri leggi) e in un certo senso nemmeno qualitativa, bensì consiste nel massimo numero di “collegamenti” che si riescono ad instaurare tra due libri.
In altri termini la cultura non si trova “nei” due libri, bensì “tra” due libri.
Gianni Minoli in un’intervista ad Alberto Moravia gli domandò: “Quale libro porterebbe in un’isola deserta?”.
Moravia rispose: “nessuno”, poiché nessun libro ha senso se viene sciolto dagli altri “dovrei portare una biblioteca intera”.
Non ha senso parlare di Dostoevskij se questo non porta da qualche parte.
A me, personalmente, Dostoevskij ha portato a Sartre, che ha portato a Camus, che ha portato a Moravia, che ha portato a Pasolini, che ha portato a Marquèz, che ha portato a Pessoa, che ha portato a Saramago, che ha portato a Tabucchi, che ha portato a Julius Evola, che ha portato ad Ezra Pound, che ha portato a Nietzsche che ha portato a Mishima che ha portato a Raymond Carver e che ancora porta da qualche parte…
Tutto questo “portare a” si chiama: “percorso culturale”; un uomo è colto, in definitiva, se possiede un percorso culturale e queste strade esistono, sono pervie e percorribili avanti e indietro.
Naturalmente sto parlando di grande letteratura, quella che dentro la mente di un uomo è in grado di “edificare” meglio di un’amministrazione comunale.
Per sovvertimento culturale, invece, mi riferisco alla concezione, inedita nella storia, per cui non è più l’uomo che deve innalzarsi per raggiungere le discipline complesse ma sono le discipline complesse che devono essere abbassate per raggiungere qualsiasi uomo.
Da qui è nata la divulgazione delle “pop discipline”, secondo il principio per cui: se la filosofia, la psichiatria… è fatta da un’elite per un’elite è essenzialmente inutile, ma diventa utile se viene resa divulgativa a tutti, accettando che per far questo venga stuprata dal riduzionismo, dall’eccesso di semplificazione e deturpata dal populismo dei termini.