Ma chi l’ha voluto lì? Io no, lui nemmeno, lei neppure. Come spesso accade, la vittoria ha tanti padri mentre la sconfitta è desolatamente orfana. Si scopre così il valore inverso della definizione “paracadutato”, che a volte può significare che, dopo che sei stato paracadutato, non vogliono proprio venirti a riprendere, se ti trovi nei guai, dimentichi del preciso impegno di ogni esercito che si rispetti: “Nessuno resta indietro”…


Però trattasi di esercito la cui politica “culturale”, inesistente sempre e spesso rivendicata con orgoglio proprio a causa della sua assoluta inesistenza, nei suoi momenti “migliori” è consistita nella richiesta di cambi di denominazione delle vie, tipo la celeberrima – a Torino – richiesta di cambiare il nome di “Corso Unione Sovietica” in corso “non mi ricordo che cosa” (l’ho dimenticato io, e mi scuso, ma non credo fosse “Corso Federazione Russa”…).


Iniziativa coraggiosissima e ferocemente anticomunista, in quanto presa “a babbo ormai felicemente defunto” e pure senza rischio alcuno, ma tale da qualificare IN ETERNO – e questo è vero… – una politica culturale da geni, magari dopo essersi lamentati per analoghe cancellazioni operate dagli avversari politici, e senza mai chiedersi se, per caso, il cretinismo nominalistico non sia la malattia infantile (o senile?) dei coglioni..