Forse in un paio di occasioni almeno nell’ultimo triennio chi scrive ha espresso un consenso, seppur sempre parziale, per le posizioni espresse e le tesi esposte da Ernesto Galli della Loggia, come nell’editoriale del Corriere “L’Italia nel mondo. Gli interessi nazionali dimenticati”. La condivisione non raggiunge il plauso pieno perché mancano l’individuazione e la specificazione delle responsabilità politiche.

   Dopo aver espresso una sacrosanta sconfessione del ceto parlamentare di ieri ed in forma inverosimilmente alta di oggi inadeguato e l’abissale impreparazione dell’elettorato sul tema dei rapporti internazionali (e non solo su quelli), l’ex- cattedratico nell’ateneo perugino, senza rilevare le determinanti responsabilità della trimurti partitica imperante dal dopoguerra fino a “Tangentopoli”, detta quasi una sentenza capitale, proclamando che dalla fine della Guerra fredda e della importanza strategica del tutto strumentale, “non siamo stati capaci di immaginarci alcun ruolo, alcuna priorità, alcuna linea d’azione”,

   L’analisi diviene decisamente condivisibile nei dettagliati capoversi, dedicati alla denunzia delle prevaricazioni del duopolio franco – tedesco sul palcoscenico continentale, dal quale è uscita la Gran Bretagna e nel quale giocano ruoli accessori e del tutto marginali gli altri Paesi, tra cui l’Italia,

   La posizione della nostra terra, definita da Galli di “cieco supereuropeismo”, si è dimostrata per la “sua stazza troppo leggera”, lontana da poter ambire “a un ruolo significativo: anche solo per difendere i propri interessi”. L’Italia, e la pochezza cronica dei governanti e per il velleitarismo utopistico dei tanti laici, legati alla lezione di Spinelli, è semplice ancella e non può che “sperare in un miracolo”.

   Il punto cruciale è ravvisato con un ragionamento assolutamente legittimo in quell’”interesse nazionale” che gli esecutivi di centro, di centro- sinistra ed ora giallorossi (sull’esperienza gialloverde è meglio tacere), non hanno mai curato, perché privi innanzitutto di “senso dello Stato”, e perché sottomessi al potente (recte prepotente) europeo o statunitense di turno.

   E’ proprio l’”interesse nazionale”  il criterio o, diciamolo francamente, l’unica vera arma operativa, da usare, dall’Alto Adige alla Sicilia, senza divisioni o frazionismi campanilistici o regionalistici, senza intromissioni della Chiesa sempre più confusa, abbandonata e spopolata.

   L’”interesse nazionale” è – presidente Mattarella – da salvaguardare non solo contro lo Shoah ma anche contro le tanto neglette e tanto spaventose persecuzioni rosse.