È stato il «socio fondatore» con più esperienza politica tra quelli che hanno dato vita a Fratelli d’Italia. È giusto quindi che sia proprio Ignazio La Russa, da qualche mese compagno di viaggio di Giorgia Meloni e Guido Crosetto, a rispondere punto per punto a tutte le critiche mosse al progetto «Officina per l’Italia» da vari esponenti del mondo della destra sulle pagine de Il Tempo .

Onorevole La Russa, le va di fare l’imputato in un ipotetico processo all’ Officina ?

«Perché no. Cominciamo».

Accusa numero uno: avete messo insieme troppi esponenti diversi senza una base programmatica comune.

«È esattamente il contrario. Creare un’accozzaglia di nomi sarebbe stato molto più facile, era quello che molti ex An ci chiedevano. Se l’Officina non ha ancora un documento programmatico è solo perché il suo obiettivo è proprio fissare tutti insieme una base comune dalla quale partire. Con alcuni punti ineludibili».

Quali?

«Vogliamo inaugurare una terza fase della destra italiana. C’è stata quella degli eroismi silenziosi e quella della destra riconosciuta, della legittimazione nazionale dei nostri valori. E poi c’è quella che parte adesso, con il fallimento del partito unico. Noi di Fratelli d’Italia siamo i primi ad averlo capito, per questo non si può prescindere dal nostro simbolo».

È proprio l’accusa numero due che vi viene mossa: dite che volete discutere con tutti ma poi Fdi si comporta da «primus inter pares».

«In effetti siamo stati i primi, per lo meno a livello temporale. È giusto che ci venga riconosciuto questo merito: noi siamo quelli che non si sono mai arresi. Poi il simbolo può anche subire dei cambiamenti, delle aggiunte, ma Fratelli d’Italia non si tocca».

Niente ritorno ad An?

«Ci sono cose che potrebbero dare un vantaggio elettorale ma non politico. Noi riteniamo che si debba restare a Fdi».

Come funzionerà l’ Officina ?

«Entro dicembre dovrà essere tutto pronto, perché ci sono anche delle scadenze elettorali, come le Europee. Ci confronteremo prima con gli esponenti singoli e poi, in seguito, con i vari segretari di partito, perché in quel caso il procedimento è più complesso. E mi dispiace che ci sia qualcuno, come Francesco Storace, che non abbia compreso le ragioni di questo iter e si sia risentito. In ogni caso dobbiamo replicare quanto successe con le tesi di Fiuggi 20 anni fa. Non sarà una tavola rotonda, genererebbe solo confusione: dev’essere chiaro che il progetto è partito da Fratelli d’Italia. Ma noi non vogliamo un processo di annessione. Semmai di partecipazione».

Accusa numero tre: l’ Officina è solo un cartello elettorale.

«È il pericolo da scongiurare. Non vogliamo diventare un’occasione di sistemazione per qualcuno. Noi non chiudiamo le porte a nessuno, siamo pronti a dialogare persino con Fli. Ma nessuno pensi di poter sfruttare rendite di posizione, ognuno dovrà guadagnarsi con l’impegno il passaporto per fare politica. Vorrei che tutti si rimettessero in gioco come ho fatto io con Fdi. Potevo creare il partito di La Russa e prendere anche più voti. Ho preferito guardare al futuro».

A proposito di voti: per Ipr avete un potenziale elettorale del 7%.

«A me risulta che si potrebbe arrivare anche alla doppia cifra. Ma una cosa è il potenziale, un’altra riuscire a occupare tutta quell’area».

Passiamo all’accusa numero 4: non avete chiarito il rapporto con Berlusconi.

«In realtà è tutto chiarissimo: rompere con il Cavaliere significa fare un piacere alla sinistra. Non ci comporteremo come Fini. Fin quando esisterà questa legge elettorale noi non ci schiereremo mai con la sinistra né governeremo col Pd. Vedremo poi se la legge elettorale sarà cambiata: nulla è scritto».

A proposito di rapporti: secondo alcuni ad Atreju c’erano troppi montiani.

«Io non ne ho visto neanche uno. Scelta Civica è stato l’unico partito che non è stato invitato. C’era solo Terzi, un ex ministro di Monti, che però non è mai stato iscritto al suo partito e si è dimesso in polemica col premier per il modo vergognoso in cui è stata condotta la vicenda Marò. Siamo orgogliosi di averlo avuto con noi».

Accusa finale: cosa c’entrano Tosi e la Lega con i valori della destra?

«Innanzitutto Tosi è un leghista atipico. Penso, ad esempio, a come insieme celebrammo a Verona il 150° dell’Unità. E poi con lui c’è soprattutto la condivisione delle primarie, che noi vorremmo non solo per il nostro partito, ma per tutta la coalizione di centrodestra».

Il suo candidato preferito?

«È ovvio: Giorgia Meloni».

Il Tempo, 24 settembre