Ricordate i proclami natalizi con cui il Ministero dell’Interno annunciava, mentendo spudoratamente, di aver dimezzato gli sbarchi? Ora la verità sta venendo a galla.

O meglio a riva. E i giochini del Viminale non reggono più. I paragoni con l’era Salvini sono sconfortanti. Anzi da incubo. E fanno tremare un governo convinto di poter abolire i decreti sicurezza, ovvero gli strumenti legislativi indispensabili per contenere l’attività delle Ong. Le statistiche sono più eloquenti di mille parole. Nel gennaio 2019 con Salvini all’Interno gli sbarchi furono appena 202. Al 31 gennaio 2020 i migranti scesi nei porti italiani sono già 1.275. Ma la cifra, pubblicata dal Viminale, non tiene conto di 373 disgraziati già recuperati da Open Arms e pronti scendere nel primo porto messo a disposizione dal governo. Il totale degli arrivi del gennaio 2020 tocca quindi quota 1.648 e risulta oltre 8 volte superiore a quella del 2019.

Con questi numeri sotto gli occhi e il crescente rischio di ritrovarsi sfrattati da una Tripolitania trasformata in un protettorato turco l’esecutivo si prepara, domani, a confermare «in toto» il memorandum d’intesa che garantisce al governo di Fayez Al Serraj i fondi e la collaborazione indispensabile per far funzionare la Guardia Costiera di Tripoli e contenere le partenze. Il negoziato promesso qualche mese fa da Pd e 5 Stelle per garantire un trattamento più umano dei migranti prigionieri dei centri di detenzione è stato, insomma, tranquillamente dimenticato nel nome della ragion di stato. O, meglio, della sopravvivenza di un esecutivo che senza la collaborazione, seppur risicata, di Tripoli verrebbe travolto dalla pressione migratoria.

Le politiche lassiste del Conte Due e le benevoli aperture alle Ong stanno infatti producendo risultati disastrosi. I dati di gennaio sono una rappresentazione solo parziale del salto all’indietro registrato con l’esecutivo giallorosso. La portata complessiva del disastro emerge prendendo in considerazione il totale di 7.611 sbarchi registrati dal primo settembre, ovvero dall’insediamento del Conte Due. Il totale di soli cinque mesi supera di ben 2.476 unità gli arrivi registrati negli otto mesi tra il primo gennaio e il 31 agosto 2019 in cui la gestione era nelle mani della Lega. Il paragone diventa ancor più devastante confrontando periodi stagionalmente omogenei. Tra il primo settembre 2018 e il 31 gennaio 2019, dunque in piena era Salvini, sono approdati appena 3.465 migranti, ovvero meno della metà di quelli degli ultimi cinque mesi. Insomma una vera tregenda per l’attuale Ministero dell’Interno che a Natale si vantava, sfruttando il contenimento degli arrivi garantito dal ministro leghista nei primi otto mesi dell’anno, di aver dimezzato gli sbarchi rispetto al 2018.

Ma le frottole dell’esecutivo non si fermano qui. Anche sul fronte dei ricollocamenti in Europa sbandierati, dopo il vertice di Malta di settembre, come uno dei più grandi successi sul fronte dell’immigrazione i risultati sono a dir poco insignificanti. Dal primo settembre al 27 gennaio sono partiti per Germania e Francia 464 migranti, ovvero il 6 per cento di quelli arrivati nello stesso periodo. Ma la percentuale è in verità assai più esigua. Quei ricollocamenti riguardano decine di migranti sbarcati tra maggio e fine agosto la cui redistribuzione era già stata concordata quando al Viminale c’era Matteo Salvini.