Anche se non si accorge di essere diventato stucchevole, forte dell’appoggio dei suoi prodi paladini, i fratelli Zappacosta, Berlusconi ha ripreso nuova lena con concetti triti e sconfitti dalla storia, ed è tornato sulle grandi democrazie europee, “nelle quali esiste un sistema bipolare”, cosa nota e conosciuta soltanto all’autocrate di Arcore, inarrivabile politologo. Il presidente del Milan ha ripetuto il discorso fatto da appena 20 anni con i risultati a tutti noti, quello di un’unica formazione che possa governare, obbiettivo , a lui risultato impossibile per la discordia dei partiti della coalizione. Non per nulla la manifestazione in cui ha espresso queste perle di saggezza ha recato il titolo “La primavera delle idee”. Non è mancata la consueta demonizzazione dei potenziali alleati “con la destra estrema non si vince”.

Altre delucidazioni sono giunte dal neo coordinatore degli enti locali di FI (perché esistono ancora rappresentanti operativi ed incisivi del “partito” nei Comuni e nelle Regioni?), secondo il quale il nuovo minestrone, o pardon, contenitore, “avrà due riferimenti radicati: il partito Repubblicano Usa alla cui storia si ispirerà e il Partito Popolare europeo”, che non perde giorno per dimostrare le sue capacità e l’incisività della propria azione sui problemi internazionali, gravanti principalmente, anzi esclusivamente sull’Italia. Sugli obiettivi è facile la scommessa: “guarderemo ai moderati e al ceto medio [e gli altri saranno abbandonati all’altro autocrate più meridionale?, puntando sulla leadership di Berlusconi [non lo avevamo capito], sulla rete di chi consenso nelle istituzioni territoriali [la sinistra] e sul riavvicinamento alla politica di quelle categorie e professionalità, che hanno perso fiducia”, anche perché ignorate e trascurate da anni da Berlusconi e dal suo raggruppamento.

I risultati elettorali registrati nel Trentino – Alto Adige e nella Valle d’Aosta confermano l’annichilimento e la desertificazione di FI, che non può davvero reclamare come un successo il consenso ottenuto a Bolzano con il ballottaggio raggiunto dal candidato Alessandro Urzì, ottimo elemento di quella Destra, legata alla lezione e alla tradizione dei fratelli Mitolo.

Ad Aosta risulta vincitore un esponente del PD (tanto per cambiare), partito, che segna una perdita di oltre 30 punti rispetto alle europee.

“Il lupo perde il pelo ma non il vizio” è il proverbio, cui dobbiamo fare ricorso per denunziare l’ennesima castroneria di Salvini il quale, idoneo e capace solo di essere il primo cittadino dei 3 Comuni lombardi con 33 abitanti (Pedesina), 37 (Morterone) e 47 (Menarola),   esprimendosi sul risultato conseguito in Alto Adige da suoi candidati, lo ha chiamato “Tirolo” , prova e simbolo di una mentalità inestirpabile e sempre inconciliabile, con quella della destra.