Sempre alta la tensione tra Iran e Stati Uniti. Dopo i rispettivi inviti a porre fine alle minacce per evitare un conflitto, Teheran ha annunciato di aver quadruplicato la propria produzione di uranio a basso arricchimento utilizzato come combustibile per i reattori nucleari. È il primo effetto della parziale sospensione degli obblighi previsti dall’accordo sul nucleare, annunciata dal presidente Hassan Rohani (nella foto) insieme all’ultimatum di due mesi ai restanti partner per compensare gli effetti del ritiro e delle sanzioni Usa.

La Repubblica islamica dovrebbe così superare «entro qualche settimana» il limite di 300 kg di scorte di uranio fissati dal Piano d’azione globale congiunto (Jcpoa), ma – precisano i suoi funzionari – senza oltrepassare la soglia di arricchimento del 3,67%, prevista per garantirne l’uso a scopo soltanto civile. Non verrebbero aumentate neppure le centrifughe attualmente in uso, altro vincolo dell’accordo. Le autorità iraniane riferiscono inoltre di aver già comunicato le sue attività all’Agenzia internazionale per l’energia atomica, incaricata di monitorare il rispetto dell’intesa siglata nel 2015 con i 5+1 (Russia, Cina, Germania, Francia, Gran Bretagna e gli Usa guidati da Barack Obama). Intanto, il ministro degli Esteri di Teheran, Javad Zarif, ha replicato su Twitter alle minacce giunte sempre via social dalla Casa Bianca: «Donald Trump spera di ottenere quello che Alessandro (Magno), Genghis (Khan) e altri aggressori non sono riusciti a fare. Gli iraniani sono rimasti in piedi per millenni, mentre gli aggressori se ne sono tutti andati. Il terrorismo economico e gli insulti genocidi non “porranno fine all’Iran”. Mai minacciare un iraniano. Prova a rispettarlo – funziona!». La Repubblica islamica, ha assicurato il generale Ali Hajilou, comandante delle forze di terra, non avvierà alcun conflitto, ma è pronta a dare una risposta «devastante» a qualsiasi aggressione nemica.