Nel marzo 2014 nasceva il sito web Italia Coloniale e quasi contestualmente la pagina Facebook. Dopo 5 anni di fatiche e tanta passione, sono stati pubblicati quasi 500 articoli. Per festeggiare questo primo lustro di attività abbiamo deciso di raccogliere alcuni pezzi, selezionandoli tra i più cliccati, e portarli sulla carta in un numero unico speciale.

I MOTIVI DI UN’INIZIATIVA

Per decenni la storiografia ufficiale ha posto in luce solamente aspetti negativi facendo una cronaca quasi ossessiva di orrori ed errori. Non è mai stata compiuta una seria riflessione contestualizzata e storicizzata ignorando, quando non nascondendo tutti quei valori e modelli positivi che caratterizzarono il fenomeno coloniale che, non dimentichiamo, permeò l’Europa intera e non solamente l’Italia, per quasi 100 anni. Ci hanno fatto credere che un fenomeno nato già nel 1858 con Camillo Benso Conte di Cavour e terminato nel 1941, o se vogliamo nel 1960 con l’AFIS “Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia”, durato quindi un secolo, sia riassumibile in soli 5-6 anni esponendo solo tre episodi, dei quali si rese protagonista sempre Rodolfo Graziani.
Siamo un popolo diviso, “educato” da studiosi dichiaratamente di parte, i cui lavori non possono che risultare divisivi per loro stessa natura.


Una certa parte politica sta rinnegando le nostre tradizioni, la nostra storia a vantaggio di un appiattimento culturale che tende a voler azzerare le differenze. Il mondo che conosciamo sta per essere cancellato attraverso un premeditato suicidio culturale, economico e sociale il cui obiettivo è il multiculturalismo, nel quale i nostri valori vengono percepiti come difetto e non come meriti.
L’attuale società italiana, permeata da una drammatica oicofobia, si è posta come obiettivo l’annichilimento della nostra nazione, presentata come opportunista, egoista, trasformista e incapace, nella quale non c’è spazio per virtù come l’amor patrio, il senso dello stato e di comunità, additati come un male.
Come amaramente notava nel 1990 Indro Montanelli l’Italia è “un Paese che ignora il proprio Ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un Domani […] l’Italia è un Paese di contemporanei, senza antenati né posteri perché senza memoria […] Questo è un Paese che ha una storia straordinaria, ma non la studia, non la sa. È un Paese assolutamente ignaro di se stesso”.


Dal dopoguerra a oggi, i peggiori nemici degli italiani, gli italiani stessi, hanno voluto rappresentare una nazione irreparabile, con una sorta di compiacimento perfino imbarazzante per una democrazia matura.
Cinema e letteratura per decenni hanno presentato un’immagine dell’Italia estranea a chi la visse in prima persona e lontana dalla realtà storica. Una realtà storica ancora non condivisa e fortemente ideologizzata, distante da qualunque elemento liberatorio e conciliante. Le ragioni alle quali si può tentare di attribuire la difficoltà di condurre un’analisi nei confronti di passate narrazioni da diversi punti di vista, scevra da ideologie partigiane, sono varie.
Per lungo tempo, e spesso ancora oggi, l’unico approccio allo studio della nostra storia coloniale è stato quello imposto da un certo pensiero unico da intellettuali schierati che non hanno mai fatto proprio l’adagio inglese “My country, right or wrong”.
La nostra storia sta subendo oggi più che mai una damnatio memoriae basata solo sulla dissoluzione di quelle idee e di quei valori su cui si fondava la società dei primi del ‘900, che ha accomunato nel più bieco ostracismo anche opere, uomini e azioni che hanno avuto il solo torto di essersi trovati in un dato periodo storico.


Qualcuno, per una presupposta superiorità ideologica autoimposta ha compilato una lista dei “buoni” e dei “cattivi”…
Quali che ne siano le ragioni (personalmente stento ancora a comprenderle se non l’avido tornaconto personale) si evidenziano una predominanza di libri e articoli carichi di acredine, livore e disprezzo verso i nostri padri e nonni quasi non fossero stati italiani. Molteplici sono le pubblicazioni con analisi soggettive che ripropongono quasi ossessivamente gli stessi temi, senza alcuna contestualizzazione o riflessione sulle condizioni politiche, storiche e sociali che determinarono quei fatti ed avvenimenti.
Ugo Ojetti disse che “l’Italia è un paese di contemporanei, senza antenati e posteri, perché senza memoria”.


Questo progetto di approfondimento storico vuole riportare la memoria alla nostra nazione, ma non vuole fare né revisionismo né riscrivere la storia, semplicemente si pone come obiettivo il colmare alcune lacune senza mai mettere in discussione eventi e fatti storici noti, già ampiamente pubblicati e dibattuti, per fornire così una visione a 360° della storia coloniale italiana al netto delle pubblicazioni già presenti.
Dalla fine della seconda guerra mondiale infatti la coscienza critica degli italiani è stata azzerata attraverso la semplicistica divisione del mondo in oppressi e oppressori, vincitori e vinti, destra e sinistra.
Questa pubblicazione ha il desiderio di cancellare queste divisioni frutto di posizioni ideologiche che non hanno costruito mai nulla ricordando che le opinioni sono personali e che hanno anche diverso valore.
Uno non vale uno per quanto riguarda la memoria storica. I fatti non sono opinioni.
La storia è l’identità di ogni popolo, e senza identità non si ha futuro. Ma come si può creare un futuro quando si guarda al passato ancora con tanto odio e lo si tira sempre in causa per strumentalizzazioni miserabili, decontestualizzate e anacronistiche?

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