L’Italia terragna e sbadata volta le spalle al Mediterraneo, al mare già nostrum, sprecando occasioni importanti e tanti denari. Un capitale notevole, che avrebbe potuto contribuire allo sviluppo dell’economia italiana legata al mare. Un dato su tutti: il nostro Paese, dal 1980 ad oggi, ha perso senza neppure accorgersene ben 28 miliardi di euro a causa dell’erosione delle coste. A lanciare l’allarme è Giorgia Bucchioni, agente marittimo e presidente di Blue Vision, l’associazione spezzina che sull’argomento organizza oggi a Roma un convegno che ha come tema principale proprio quello degli attuali problemi e dello sviluppo futuro della blue economy nell’area del Mediterraneo. «Quello che l’Italia trascura da sempre – spiega Bucchioni – è una cura e un’attenzione per l’intero sistema costiero. Eppure, da un Paese come il nostro che si affaccia sul Mediterraneo, dovrebbe essere fatto un piano affidabile per salvaguardare l’intero tessuto produttivo legato al mare: dai porti commerciali che basano il loro business sul traffico merci, a quelli turistici dove scalano quotidianamente navi da crociera e yacht, senza dimenticare l’intera filiera legata alla pesca».

Oggi, il macro-settore della blue economy occupa 5,4 milioni di persone e riguarda potenzialmente il 60% della popolazione europea, residente e impegnata in attività che si svolgono a ridosso delle coste. Solamente il nostro Paese conta ottomila chilometri di coste, 24 porti commerciali e decine di scali turistici. «Ma il mondo della politica e in parte anche quello dell’impresa – denuncia la presidente di Blue Vision – dimostrano ormai una disattenzione cronica verso questo importante comparto». Un altro importante argomento che verrà affrontato durante l’incontro a Roma sarà quello dell’incidenza che il caos geopolitico presente in alcune aree del Mediterraneo può ancora avere sul turismo via mare e quindi su una importantissima fonte di reddito per l’Italia. «Già oggi sono più di 20 milioni i turisti in fuga – sottolinea Bucchioni – ma senza un’adeguata analisi di quello che ancora può accadere, il numero rischia di salire drasticamente». «Proprio per questo – prosegue – il nostro obiettivo vuole essere quello di accendere i riflettori sulla crescita delle economie connesse al mare, indicare al Paese le potenzialità di settore e focalizzare l’attenzione su criticità che potrebbero innescare reazioni a catena negative: in primis quelle relative alla security».

In Italia- secondo i vertici dell’associazione spezzina – il dibattito sul futuro dei mari è pressoché totalmente assente, rispetto invece a posizioni particolarmente forti di Spagna e Francia, attivissime nel dibattito in Unione Europea e presenti in forze con ministri e sottosegretari a tutte le occasioni di discussione e progettazione sul settore della blue economy. «Liguria, Toscana e Sardegna – chiude Bucchioni – sono le aree che nel nostro Paese stanno pagando più di altre la poca cura del nostro sistema costiero. Ma un’inversione di tendenza è d’obbligo se si vuole preservare l’intera economia italiana legata al mare».