Analizzando il metodo comparativo di Mircea Eliade e parecchi anni dopo lo studio minuzioso del professor Antonio Costanzo, autore del Il Sacrificio di Odino, tracce sciamaniche tra i vichinghi ( Diana Edizioni, giugno 2014) in cui approfondisce la convinzione comune di molti popoli del passato che credevano nella suddivisione del cosmo in tre parti: cielo, terra ed inferi, può decisamente essere di aiuto nell’individuare la scellerataggine del meccanicismopolitico odierno e della sua guida assolutista; impegnata nel superamento delle frontiere globali ritenute stantie e superate. La sfida dell’uomo moderno che ha appena smembrato voracemente l’orientamento junghiano legato alla terra, allo stesso tempo grembo e sepolcro delle proprie creature, si accinge a terminare l’opera di abbattimento dei confini, incentivata dall’ aumento dei posti di frontiera da superare. Chiedendo di più e auspicandosi di non correre il rischio di non ottenere nulla: fissando con travolgente ingordigia lo sguardo al cielo.

 

Proprio nel luogo dove dimora l’idea ancestrale dell’immaterialità posta sopra le limitazioni dell’uomo, contrapposto alla terra nell’eterno dualismo, depositario di forza, saggezza, del segreto della creazione e della sovranità, è oggi un limes valicabile e una diversa sfida alle stelle. Quanto poi sia nostra, nel vero senso del termine, lo analizzeremo senza alcun pregiudizio. Tenendo presente che la geopolitica dello Spazio ha la prerogativa principale di evolversi facendo sua, solo in parte, l’unione della preposizione latina che dà origine al termine assoluto. Ma in che modo ? Innescando nuovi conflitti che vedono la volta celeste sempre più alle prese con la conquista dei suoi spazi senza limiti ed esercitando il diritto di prelazione e riscatto sul legame principale che intercorre tra ab = da unite al participio passato solutum, ossia sciolto, che dà struttura al termine. Aggrappandosi poi volontariamente al significato letterario, “sciolto da ogni vincolo e da ogni legame” e con esso del significato etimologico di assoluto; indipendente e libero. Offuscandone principalmente un aspetto distinguibile: l’assoluto, ossia lo Spazio inteso come contenitore universale da conquistare, è autosufficiente e autonomo. Un piccolo particolare che è stato sottovalutato e che potrebbe creare motivo di dissenso non solo nel nuovo affare dell’intelligence geo-spaziale.

 

Raggiunto il limite dello sconfinamento grammaticale, bisogna tenere presente che l’Italia e l’Europa concorrono insieme alla “ascesa verso i cieli”. Questo, a seconda di come la si pensi sulla sfida alle stelle, non è certo un male. Ancor meno in un settore strategico, foriero di soddisfazioni e che, sia all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e sia a quella europea (ESA), è stato da sprono per l’assunzione di giovani talenti e, cosa non da poco, utile per il reinserimento dei meno giovani ma di grande valore. Figuriamoci poi quando il mercato geo-spaziale è strettamente correlato a delle dinamiche sin troppo terrene: dal controllo satellitare dei conflitti in corso al monitoraggio ambientale, dalle zone costiere al territorio terraqueo e del settore delle ripartizioni cartografiche, l’interesse strategico e geopolitico dello Spazio richiede lo sforzo diretto delle amministrazioni finanziarie degli stati e delle cooperazioni internazionali. Alla stessa stregua di una mischia rugbistica, che vede come protagonisti principali l’Italia, insieme all’Europa, l’India e la sua sonda lanciata sul pianeta rosso, per finire con le aspirazioni di allunaggio statunitensi e russe. Quest’ultime, alle prese con le forze “gravitazionali” del primo Bando Spazio annunciato dal grande progetto europeo per la Ricerca Horizon 2020, cercano armeggiando con ogni mezzo di tenersi al passo coi tempi.

 

Sacro e profano e la certezza che non c’e’ più spazio per eventuali impersonificazioni oniriche della “Terra di Mezzo” di tolkieniana memoria. Il Programma italiano COSMO-SkyMed è il più grande investimento del nostro stato nel settore dell’Osservazione della Terra. A riprova di questo, dopo il lancio del primo satellite a metà del 2007, del secondo nel dicembre dello stesso anno seguito a ruota dal terzo nel 2008 e da un quarto del 6 novembre del 2010, vero gancio di traino per la realizzazione dell’accordo nel campo dell’osservazione della Terra, stipulato con la Francia e l’Argentina, occorre riflettere intensamente, oppure, continuare ad agire ? Seguendo il respiro vitale espresso da Knut Hamsun nel testo Per i sentieri dove cresce l’erba, sospesi come siamo tra le possibilità del cielo e le limitazioni politico-continentali della terra (l’inferno maledetto, da lassù non è così lontano), verrebbe quasi da chiedersi se come scriveva l’autore, “solo gli stolti ridono in faccia al cielo e battezzano quelle casualità con nomi altisonanti”. Fermiamoci un attimo e ragioniamo. Come insegnano gli studi del passato, quelli stolti non siamo certo noi. Cape Canaveral e Bangalore permettendo ?