L’industria aerospaziale nazionale è sesta al mondo e quarta in Europa. Grazie al lavoro di 40mila addetti — sparsi tra Lombardia, Piemonte e Campania — e importanti investimenti in ricerca e sviluppo, il settore fattura ogni anno oltre otto miliardi di euro e consente all’Italia una presenza importante su un fronte strategico, decisivo.

Nulla però s’improvvisa, niente si crea dal niente. Lo sappiamo. Il merito di questa realtà importante è di Luigi Broglio, un nome per i più sconosciuto, ignoto. Ma fu grazie agli sforzi di questo cocciuto colonnello della nostra Aeronautica Militare — un grande studioso e, soprattutto, un meraviglioso visionario —  che questo scassato Stivale conserva e vanta tutt’ora un patrimonio d’intelligenze, esperienze, progetti, idee.

Torniamo indietro. Nella piccola Italia degli anni Cinquanta, un paese diviso, frantumato moralmente,  economicamente distrutto, Broglio formò nella facoltà d’ingegneria di Roma — riprendendo, con l’appoggio del professor Eduardo Amaldi, l’esperienza d’Enrico Fermi e di via Panisperna — un piccolo e solido gruppo di giovani professori e neolaureati, tutti formati dalla severa scuola gentiliana, che sorprenderà il mondo. Al tempo stesso il burbero colonnello impegnò tutte le sue forze per convincere i potenti del tempo ad appoggiarlo in una sfida impossibile: ricavare all’Italia una finestra nel dibattito scientifico sui nuovi saperi — un club terribilmente elitario — poi a tener testa alle pretese dei vincitori del ‘45 — alleati ma non amici —  e, infine, battere l’arroganza di Francia e Gran Bretagna. Obiettivo lo spazio.

Enrico Mattei, Amintore Fanfani e Giorgio La Pira, uomini seri, capirono e appoggiarono Broglio: a differenza dei loro indegni eredi, i democristiani del dopoguerra erano capaci di visioni lunghe, di prospettive storiche.

A partire dal maggio 1954, Luigi Broglio, Carlo Buongiorno, Luigi Gerardo Napoletano, Michele Sirian posero, con pochi mezzi e tanta volontà, le basi dell’industria aeronautica e aerospaziale e crearono un progetto spaziale nazionale. Il 15 dicembre 1964 — diciannove anni dopo la catastrofe bellica, all’indomani dei trionfi di Mosca e Washington e prima di Parigi e Londra — la piccola, squattrinata ma luminosa squadra del colonnello Broglio lanciò un satellite nello spazio. Un satellite tutto tricolore.

Un successo pieno quanto, per gli occhiuti osservatori stranieri, impensabile. Imprevedibile.

Alla conferma del risultato la sala di controllo, situata nella base statunitense di Wallops Island, esplose di gioia; davanti agli occhi esterrefatti dei controllori americani, gli uomini di Broglio intonarono con fierezza l’inno nazionale. Dopo anni di lavoro, rinunce, delusioni il progetto San Marco era realtà.

Nel 1966 entrò in attività la base San Marco, un pezzo d’eccellenza nazionale incardinata sulle coste del Kenya, forte di una piattaforma centrale, la San Marco, e due piattaforme minori — prezioso contributo di Mattei — dedicate ambedue a Santa Rita, la santa delle missioni impossibili.

Questa splendida sfida ha ispirato Un lancio perfetto, un bel libro, un romanzo autenticamente, profondamente patriottico, scritto da Francesco Pinto, l’antico direttore di RAI Tre: un uomo di sinistra eppure capace  — va dato atto — di dare forma e stile ad un’Italia austera, seria, dignitosa.

Con maestria, l’autore — al netto di qualche evitabile digressione romantica — ha saputo restituire in tutta la sua bellezza e serietà la storia di questi italiani tignosi e geniali, capaci di rinunciare a stipendi da favola negli States pur di non tradire gli impegni presi con Broglio, uomini disposti ad ogni sacrificio pur di far incazzare, con i loro calcoli perfetti, francesi supponenti e yankees invasivi. Per loro il satellite era la Patria, la comunità di destino che non può spegnersi, cedere, morire.

Di questa schiatta d’italiani dalla schiena dritta — un tipo umano ormai raro, inattuale in questo tempo stupido e superficiale —, abbiamo nostalgia, abbiamo bisogno.

 

Francesco Pinto

IL LANCIO PERFETTO

Mondadori, 2014 Milano

Ppgg.279 – euro 17.50