Mentre il Pontefice, dopo avere a lungo studiato, ha sancito la fallimentare esperienza dei cattolici politici, culminata con il boy scout Renzi, lo stesso ha stravinto con percentuali insolite nella stessa Turchia, una volte definite “bulgare” , le “primarie” del suo partito grazie anche alla presenza di avversari di comodo, prostratisi senza esitazione e pronti a salire sul carro del vincitore, così che non infierisca sul loro futuro di peccatori ora redenti.

Papa Francesco ha auspicato di vedere nell’ Azione Cattolica una politica con la lettera iniziale maiuscolo, evidentemente assente nell’operato dell’associazione, dopo la presidenza di Gedda, con un asservimento testardo alla sinistra più prepotente e devastante, con gli esiti visibili oggi a tutti.

Il toscano ha dunque, come ampiamente previsto, vinto nella consultazione preparata attentamente dal suo “staff” ed ora si attendono scossoni sulla politica tenuta momentaneamente nelle mani del “Facta” dei nostri giorni e nell’ambito della RAI, le cui caratteristiche di “servizio pubblico”, ad avviso di Aldo Grasso, sono state distrutte dal “consigliere più vicino a Renzi”, Guelfo Guelfi, e da “quell’altro sapientone della commissione di Vigilanza, Michele Anzaldi”.

A proposito della definizione di “testa di legno”, già abbondantemente ed insistentemente affibiatagli da pochi osservatori, tra cui il sottoscritto, la troviamo codificata, in termini franchi, da Carlo Galli, eletto alla Camera nel 2013 per il PD ed ora transitato nel MDP. Il professore di Storia delle dottrine politiche nell’ateneo bolognese, a p. 119 del suo lavoro “Democrazia senza popolo. Cronache dal Parlamento sulla crisi politica italiana” (Feltrinelli, febbraio 2017) osserva: “Al cui [di Renzi] successo, inoltre, non sono certamente estranei i molti e potenti interessi interni e internazionali che lo hanno scelto con un evidente investimento strategico, e dei quali egli si fa garante ottenendone in cambio [per sé e per suo “giglio magico”] molti appoggi mediatici e qualche indulgenza sui pubblici bilanci”.

Sulla etichetta di “populisti” , usata calunniosamente contro gli avversari, escluso ovviamente l’”amico” Berlusconi, nasce il sospetto che la sinistra se ne sia appropriata con il provvedimento del raddoppio dei beneficiari dello “Sla” (sostegno per l’inclusione attiva), capace solo di realizzare la professionalizzazione dell’indigenza con una demagogia clientelare ad incancrenimento non a soluzione dei problemi.

In chiusura sia permessa una confessione. Ho fatto negli scorsi giorni due sogni. Nel primo, lette le dispute sui negoziati della Brexit tra i 27 della Ue e la premier britannica Theresa May, ho immaginato di essere inglese per la dignità, per la serietà e per la puntigliosità con cui tutela gli interessi della propria nazione. Nel secondo, più realisticamente ma senza soverchie speranze, ho ipotizzato di poter votare una destra, che imiti nella tutela della propria identità gli anziani e i giovani, che certi ma incuranti delle misure persecutorie della polizia del ministro dell’interno, già federale rosso delle Calabrie, hanno ricordato a Milano i caduti della RSI, lontani e contrapposti nei fini e nella mentalità dal leader della Lega, Salvini, che sogna di avere il figlio “che fa 14 anni e vada fuori a imparare bene l’inglese dopo aver imparato bene il milanese [sic!]”.