Anche chi scrive sull’Osservatore Romano ignora deliberatamente il diritto marittimo in quanto non esiste una fattispecie configurate “Dirottamento della nave per stato di necessità”. Anzi ogni agente esterno che devia forzatamente la rotta di una nave commette un atto di terrorismo internazionale o di pirateria. Nel caso della nave El Hiblu dirottata a Malta occorre solo accertare se sia stata intimidazione esterna verso l’equipaggio o ammutinamento dell’equipaggio.
In materia di “dirottamento” la disciplina prevista è stata oggetto di numerose convenzioni internazionali applicati dapprima all’aviazione internazionale e poi successivamente alla navigazione marittima. Tutte qualificano come reato l’ illecito ed intenzionale impossessamento e controllo di una nave per mezzo della forza, di una minaccia o intimidazione.


Fattispecie diversa è la pirateria definita dalla Convenzione di Ginevra, del 1958, all’art. 15. Costituiscono pirateria i seguenti atti: 1) Qualsiasi atto illegittimo di violenza, di detenzione o qualsiasi depredazione, compiuti per scopi personali da parte dell’equipaggio o dei passeggeri di una nave privata o di un aeromobile privato, e diretti: a) contro un’altra nave o aeromobile in alto mare o contro persone o beni a bordo di essi; b) contro una nave o un aeromobile, delle persone o dei beni in un territorio non soggetto alla sovranità di alcuno Stato. 2) Qualsiasi atto di partecipazione volontaria all’utilizzazione di una nave o di un aeromobile quando colui che lo compie è a conoscenza di fatti che conferiscono a questa nave o a questo aeromobile il carattere di nave od aeromobile pirata. 3) Qualsiasi azione avente per scopo di incitare a commettere degli atti definiti ai commi 1o e 2o del presente articolo, ovvero intrapresa con l’intenzione di facilitarli. Tale definizione è ripresa quasi testualmente dall’art. 101 della Convenzione di Montego Bay, del 1982, sul diritto del mare.

Le attività precedentemente menzionate costituiscono “pirateria” ai sensi del diritto internazionale soltanto in quanto compiute a mezzo di navi od aeromobili privati ovvero a mezzo di navi o di aeromobili di Stato i cui equipaggi si fossero ammutinati. Il diritto internazionale facoltizza tutti gli Stati a reprimere i comportamenti contrari alla norma che vieta alle navi di compiere atti di violenza su altre navi, rimuovendo i limiti all’esercizio del potere sovrano di essi, in applicazione del principio dell’universalità della giurisdizione penale e consentendo la visita e la cattura di navi pirate in alto mare a Stati diversi da quello della bandiera e la successiva condanna degli individui rei mediante l’applicazione della giurisdizione penale dello Stato attore. Dal punto di vista del diritto internazionale generale, la rilevanza giuridica della pirateria si ha, quindi, solamente in quanto gli atti qualificabili come atti di pirateria siano stati compiuti o si compiano in alto mare o, comunque, in luoghi rispetto ai quali non si affermi ne´ si irradi la sovranità territoriale di alcun membro della società internazionale. Gli atti di pirateria compiuti nelle acque territoriali entro la sfera di un singolo Stato, sono e restano atti che impegnano soltanto l’azione oltre che l’eventuale responsabilità di questo Stato per la loro prevenzione e repressione.