Da Federico Secondo “Stupor Mundi” a “Homo logisticus” il passo è breve. Il perché lo si evince dal saggio dell’avvocato marittimista salernitano (e prestigioso collaboratore di Destra.it) Alfonso Mignone che ci mostra l’imperatore in una veste poco conosciuta ma di interesse per la lettura del mondo contemporaneo, in continua trasformazione, per via di nuovi assetti geopolitici ed economici.

Il Regno di Sicilia, ubicato in posizione strategica nel Mediterraneo, è, per l’illuminato sovrano, una immensa piattaforma logistica integrata e, da uno studio particolareggiato del Registro della Cancelleria dello Svevo, si apprende dell’esistenza di provvedimenti sulla riorganizzazione delle masserie – luoghi di produzione di derrate agricole e alimentari, e, soprattutto, dei porti. In particolare, 11 scali vengono connessi alle masserie, divenendo i terminali da cui, attraverso l’esportazione, i prodotti dell’entroterra possono prendere le vie del Nord Africa e dell’Oriente e generare ricchezza per l’economia statale.

Federico, non solo è un astuto statista ma si dimostra, altresi, anticipatore, non solo di una politica virtuosa che coniuga economia curtense ed economia del mare, ma anche di lungimiranti provvedimenti di defiscalizzazione per gli investitori stranieri dediti al commercio marittimo che ricordano le odierne Zone Economiche Speciali. Il suo riconosciuto ruolo di mediatore e trait d’union tra Occidente ed Oriente, tra cultura cristiana e cultura islamica gli garantisce anche quello di abile stratega in grado di ottenere patti commerciali che si rivelano fondamentali non solo per il PIL del Regno ma anche in politica estera.
In conclusione, il saggio ci offre una ricostruzione in positivo di un Meridione che ancora oggi stenta a recitare un ruolo di protagonista nell’epoca della Blueconomy.

Alfonso Mignone, La riforma portuale di Federico II, Edizioni la Nuova Mezzina, Molfetta 2018. Ppgg. 80, euro 12,00.