In Italia è stata abolita manu militari la parola “bilancio”. Ormai nessuno in campo politico, sportivo, storico ed anche ecclesiastico possiede la correttezza di giudicare , tracciando un bilancio. Chilometrico e colossale sarebbe ricostruire le vicende del colonialismo e soprattutto le sue conseguenze con il fenomeno migratorio.

Il “Corriere della Sera” – primo esempio più ridotto dell’abbandono del termine – vanta tra le sue firme quella di Massimo Gramellini, al quale è affidata la rubrica “Il caffè”, in sporadiche occasioni centrata e convincente. In altre, invece, l’editorialista si allinea a molti dei suoi colleghi nello stesso quotidiano, seriosi e gravi, modelli di senno e maestri di assennatezza. Secondo Gramellini esiste, al di là dell’”isola felice” di Pavia, in cui degli studenti hanno chiesto approfondimenti didattici sulla Costituzione, “un mondo che non vuole saperne di persone informate sui loro diritti e doveri”.

Ironicamente, con trasparente riferimento alla maggioranza governativa, sempre Gramellini ritiene il semplice esame della Costituzione tale da produrre nel lettore pensieri autonomi mentre “il passo successivo consiste nel diffidare dei facilitatori esistenziali, esperti nel farti credere che i problemi si risolvano con un vaffa o un bell’applauso”. Nella conclusione, in caso di dilatazione dell’esempio lombardo, si pronostica, come “pericolo mortale” “per qualsiasi classe politica finora conosciuta” la metamorfosi dei “sudditi in cittadini”.

Ma Gramellini non può sorvolare sulle infinite occasioni, nelle quali i partiti “democratici” alla guida del paese hanno predicato, esaltato e celebrato i “valori” politici e laicamente morali della Carta, innanzitutto e soprattutto antifascista.

Forse non è a conoscenza che i solerti e zelanti pedagogisti, ieri come oggi, padroni del Ministero dell’Istruzione, anche con l’esecutivo gialloverde, preoccupati solo di sabotare la cultura nazionale, hanno programmato per i prossimi esami di maturità un’ adeguata riproposizione (recte rimasticatura) del culto della Carta, entrata in vigore 70 anni or sono.

Anche il “ministro” della Cultura del Vaticano, il cardinale Gianfranco Ravasi, si limita a tracciare un quadro della situazione dei cattolici, ormai in Occidente “una minoranza” ma non guarda alle ragioni di questo desolante arretramento, ragioni senza equivoci riconducibili al fallimento conciliare e all’inaridimento delle coscienze abbandonate e mal guidate. Come non considerare, ad esempio, responsabilità della società e della Chiesa l’impressionante caduta della natalità registrata negli ultimi 10 anni ( -120 mila bambini) con l’accentuazione record del 2017 (- 15 mila bambini) ?

Un’altra verifica è omessa anche sul problema regionale. Del referendum, svoltosi il 22 ottobre 2017, si divinizza il consenso alle tesi “autonomistiche”, indubbiamente alto, ma si ignorano con sfacciata faziosità i dati sull’affluenza, un deludente 57,3 % nel Veneto ed ancora più pesante 39% in Lombardia.

Da una delle due regioni, “paradiso terrestre” e non dalle “terre dei morti”, collocate al di sotto degli Appennini, giunge una notizia tale da spingere ad una riflessione e ad un ripensamento su una loro presunta e pretesa superiorità: tutti i pazienti, sottoposti alla sostituzione della valvola cardiaca tra il 2010 e il 2017 negli ospedali di Padova, Vicenza, Treviso e Mestre, dopo 18 casi di infezione e 6 decessi per un batterio killer, saranno richiamati per indispensabili controlli.