Incalzato dai suoi datori di lavoro francesi, tutt’altro che felici di scoprire che un loro dipendente bazzicava il “collaboratore dei nazisti Giorgio Almirante” (vedi rubrica Facite Ammuina), monsieur Gozì si è visto costretto ad escogitare nuove spiegazioni sugli imbarazzanti (per lui) trascorsi al Fronte della Gioventù.
Smentita per tabulas la versione del sedicenne ingenuo traviato dalla cattive compagnie, emersa una pluriennale militanza giunta fino agli anni dell’università, rivelatosi inconsistente il richiamo al così fan tutti, supportato dal caso del Salvini frequentatore di centri sociali, il bravo macronista cesenate non ha trovato di meglio che ispirarsi all’ex ministro berlusconiano Scajola introducendo il concetto del camerata a sua insaputa.


Gozi avrebbe militato effettivamente nel MSI, ma solo in modica quantità.
Poi i cattivoni e infingardi neofascisti gli avrebbero rinnovato di nascosto la tessera senza che lui, che aveva oramai imboccato un virtuoso (e redditizio) percorso sinceramente democratico, ne sapesse niente.
In sostanza un camerata a sua insaputa.


Chissà se i cugini d’oltralpe se la berranno e lo lasceranno in pace al suo lavoro di “consulente” europeista dal loro governo. Per ora, da buoni francesi sempre diffidenti nei confronti dei macaronì (anche di quelli disposti a servirli docilmente) lo inseguono brandendo il fantasma del povero Almirante, degradato a “collaborazionista”, come un Renè Bousquet o un Francois Papon qualunque, come se la vicenda della RSI fosse assimilabile a quella di Vichy. La solita spocchia dei presunti cugini d’oltralpe, che in tema di “collaborazione” non possono dare lezioni di purezza e verginità a nessuno, vista l’orgia di tradimenti, opportunismi, doppiezza, ambiguità che caratterizzò gli anni di Vichy e il passaggio al gollismo. A cominciare da quel funzionario del ministero degli interni decorato personalmente dal Maresciallo Petain con la sua più alta onorificenza, esibita sino a pochi mesi prima della liberazione, poi divenuto un grande presidente della Republique.


Chissà cos’altro dovrà escogitare il povero Gozi per scrollarsi di dosso la diffidenza dei nuovi padroni, riguadagnare la loro fiducia e continuare a “collaborare” alla difesa dei loro interessi.