La Francia, come spesso in passato, anticipa e radicalizza le tendenze congiunturali occidentali, purificandole: cosa poteva chiarirci meglio lo scenario, che lo scontro tra un banchiere della Rotschild e la figlia di un “fascista”? Sembra quasi fatto apposta. Il confronto Le Pen – Macron può rappresentare lo spirito del nostro tempo?

Sulla Le Pen si sa già molto: ultra politica, gramsciana, capace di rottamare il padre e portare il Front nelle fabbriche, tra i disoccupati, tra i giovani precari. No a questa Europa, no all’immigrazione incontrollata, non grande simpatia per certo Islam.

Macron invece ha scelto una via difficile: cercare di non sembrare assolutamente nulla. Parlare di continuo, cercando di non dire niente. L’unico modo col quale può evitare di mostrarsi per quello che è: un uomo del sistema, cresciuto nelle scuole giuste e lavorando nei posti giusti, poi ministro con Hollande. Malgrado questo, cerca di presentarsi come la discontinuità. Ma lui non è la rottura: basterebbe leggere la lista dei suoi sponsor. Tutta la vecchia classe dirigente francese, rassegnata a scomparire dopo i recenti disastri, ha trovato qualcuno che può provare a salvarla. Continuità, con una discontinuità estetica.

Eppure Macron qualcosa se l’è lasciato sfuggire: condanna della storia coloniale francese, constatazione che “non c’è una cultura francese, ma molte culture”, riproposizione delle politiche economiche passate. Il travestimento di Macron è doppio: uomo del sistema travestito da uomo antisistema, ma anche economista ultraliberale travestito da ministro socialista.

Macron è l’opposto dell’antisistema: è il nuovo volto del sistema, che spoglio del pastrano politico-ideale può finalmente volare libero. Non c’è più destra, non c’è più sinistra, ci sono solo io, voilà. Non è alternativo a repubblicani e socialisti, bensì la sintesi dei loro interessi: tant’è che, considerato che non ha un partito, si troverà in caso di vittoria a governare la Francia con loro.

Come già Blair nel Regno Unito o il Partito Democratico di recente in Italia, il suo compito ora è quello di far digerire le politiche economiche dell’élite al ceto medio, convincendoli che globalizzazione e europeizzazione siano loro utili. Che sia così o meno, tutti gli indicatori (occupazione, debito pubblico, bilancia dei pagamenti) dicono che le politiche economiche degli ultimi trent’anni sono state deleterie per moltissimi francesi. Macron l’antisistema invece sta dicendo: dobbiamo andare nella stessa direzione, ma più veloci. Un compito non facile, il suo. Soprattutto se dall’altra parte la (de facto) marxista Le Pen chiede un’inversione a U, opponendo esplicitamente i fallimenti di globalizzazione ed europeizzazione.

Una neoideologica anche lei?

Macron, spogliatosi di destra e sinistra, evoluto, ha trovato un avversario altrettanto attuale; al quale gli fa molto comodo opporsi sul piano narrativo. L’agenda economica, vero centro del programma, è nascosta dietro un’opposizione ” repubblicana” a Marine: l’antieuropeismo è un pericoloso sciovinismo da guerrafondai, l’anti-immigrazione è il nuovo antisemitismo, la Le Pen è quindi un pericolo per la libertà, per la democrazia – come suo padre prima di lei nel vecchio sistema, così lei nel nuovo.

Ma infine Marine è l’avversario ideale per Macron: l’uomo che ha fatto di tutto per essere indefinibile ha trovato un’avversaria granitica, che lo rende definito di rimando. Un’avversaria che è facile, con la macchina comunicativa al proprio servizio, dipingere come una pericolosa minaccia epocale. Macron diventa così, per contrasto, il salvatore; e la Le Pen, piuttosto che ultima speranza per la Francia e l’Europa, si rivela l’unica speranza per Macron